Concorso Letterario "Federico Ghibaudo"

 

LA PALLA
di Silvia Cereda 1^G




Era un giorno come gli altri, con il solito sole, con la solita gente, con la solita mostruosa normalità; e in quel giorno un bambino che amava giocare con il mondo, che amava giocare con la sua stessa vita ha bucato la sua palla, ma non la solita palla: quella era diversa, speciale, unica come lui.
La palla si era bucata sbattendo su di una normalissima siepe, una delle tante siepi che servono per delimitare i territori, per delimitare i territori degli uomini.
Eppure era stato così vigile, aveva giocato con tanta scrupolosità, gli aveva donato tutto il suo tempo, ma evidentemente quel pallone era troppo leggero.
Gli era sfuggito dalle mani, mai avrebbe pensato che potesse accadere una così grande disgrazia; si, perché è stata una disgrazia, una tremenda disgrazia.
Quel pallone era la cosa più cara che aveva; non era la solita palla, era diversa speciale, unica come lui, ma evidentemente era troppo leggera, troppo... e lui soffriva così tanto.
La sua vita si era fermata nell'istante in cui la palla aveva preso il volo, un volo senza ritorno; e a lui, rimasto solo con il suo dolore, non restava che aspettare, aspettare senza sapere cosa, aspettare una nuova palla, anche se mai nessuna avrebbe potuto sostituire quella che in un normalissimo giorno è volata via, quella che ha lasciato solo un bambino, un bambino che soffriva tanto.