Concorso Letterario "Federico Ghibaudo"

 

LA FAMIGLIA E L'AMICIZIA
di Sara Maran 1^B



I rapporti con la famiglia o con gli amici sono spesso molto difficili e possono comportare sofferenze e sacrifici; contemporaneamente però, fanno provare sensazioni e sentimenti bellissimi, che ripagano il prezzo che si deve pagare in alcune occasioni.
La famiglia è soprattutto l'emblema dell'infanzia; è l'ambiente nel quale noi cresciamo, diventiamo adulti e autonomi; è anche il nostro rifugio, il luogo in cui ci sentiamo accettati e dove ritorniamo quando ci sentiamo fragili e in balia delle onde del mondo esterno.
Gli amici, che incontriamo per la prima volta nei giochi infantili o, più tardi, nelle prime esperienze scolastiche, rappresentano invece il contatto con l'esterno, con il mondo al di fuori del nucleo famigliare.
Famiglia e amicizia sono due momenti della nostra vita differenti. E se, appunto, la famiglia si può vedere come l'ambiente e la società più importanti o addirittura uniche, della nostra infanzia, per poi esserlo sempre meno nella giovinezza, al contrario l'amicizia acquista nel tempo un posto sempre più rilevante nella nostra esistenza.
Non che la famiglia non sia più importante ad una certa età, non che essa sia solo un mezzo per arrivare alla meta e che viene poi abbandonato o dimenticato. Credo solo che nel diventare adulti, quando la famiglia non è più il nostro centro sociale, ma lo diventano la nostra città, la nostra compagnia, il mondo esterno, l'amicizia sia veramente importante e, soprattutto nell'adolescenza, abbia una posizione di primo piano. Infatti, durante il periodo adolescenziale, il ragazzo o la ragazza riscopre la sua libertà, affronta gli ultimi passi per arrivare, un giorno, ad essere adulto e autonomo. In questo periodo, più che negli altri, il giovane riscopre l'esterno o per provare nuove emozioni o per sfuggire, magari, ad una realtà famigliare non troppo rosea o per avere qualcuno o qualcosa che sia conforme alle sue idee, alle sue sensazioni. Quest'ultime gli fanno percepire la realtà in un modo completamente diverso da come la interpretano gli adulti e ciò fa nascere diverse incomprensioni da entrambe le parti.
Sono proprio i problemi adolescenziali, il più delle volte, che fanno preferire l'amicizia alla famiglia.
Infatti, oggi come oggi, sia causa di questa società frenetica e in qual modo "schiavistica", nelle famiglie si parla solo di lavoro, di soldi, di politica, problemi certamente sentiti dal giovane, ma lontani dalla sua vera realtà, che è fatta delle piccole cose quotidiane; i piccoli e i grandi amori, le amicizie traditrici, l'andamento scolastico... questioni che trovano sempre meno spazio nelle discussioni famigliari.
Il giovane, molte volte deluso a causa dei suoi tentativi di comunicazione falliti, si rifugia negli amici che, oltre ad essere partecipi dei suoi sentimenti perché hanno vissuto e provato sensazioni affini, non si fanno prendere da quel senso protettivo che a volte offusca la mente dei genitori.
La comunicazione è quindi il problema principale delle famiglie odierne, non solo, come già detto, perché i giovani non si rivolgono più ai genitori, ma anche per il fatto che quest'ultimi si chiudono in sè stessi e si rifiutano di capire i problemi del proprio figlio per paura di perderlo o per proteggerlo da esperienze che possono farlo soffrire. Non si accorgono però, che solo così facendo rischierebbero di perderli e non se si dimostrassero disponibili.
L'esperienza dei genitori è ben accetta dai figli. Essa è motivo di stima e orgoglio. Ma deve essere un'esperienza messa al servizio dei ragazzi e non deve necessariamente convincerli di determinate realtà o opinioni senza il supporto di adeguate spiegazioni. I figli non si accontentano delle frasi: "Non fare questo, lo dico per il tuo bene" "Io sono tuo padre (o tua madre) e so cosa è meglio per te". Essi vogliono più che mai comprendere.
Il mettere in condizione i propri figli di pensare con la propria testa e di decidere, partendo dalle piccole e grandi scelte che gli si presentano quotidianamente, su come vivere la vita, è un compito che ogni genitore deve assolvere nel pieno liberalismo, indipendentemente dalle proprie convinzioni, basandosi sul buon senso, sul rapporto confidenziale e schietto, su uno scambio di informazioni e principi che diano all'adolescente quelle basi necessarie per poi maturare e crescere con le proprie forze.
Ma più di tutto, i giovani hanno bisogno di ricevere e dare fiducia, un'elemento fondamentale nel loro cammino di crescita che troppo spesso viene a mancare.