Concorso Liceo Scientifico "Frisi"
IL VIAGGIO
di Silvia Domina 3^C
Finalmente in partenza! Quella settimana sarebbe stata una
delle migliori della sua vita. Era il 23 febbraio 1984 e la
signora Real seduta in un vagone di prima classe attendeva
ansiosamente la partenza del treno che l'avrebbe portata da sua
figlia Jane a Washington. Erano passati ormai due mesi
dall'ultima volta che l'aveva vista; in quell'occasione si era
festeggiato tutti assieme il Natale ed avevano trascorso dei
giorni indimenticabili. Da quando Jane aveva avuto Sally, la
signore Real aveva trascorso intere serate a confezionare
berrettini, calzini, guantini e copertine per la piccola
nipotina, e non passava giorno senza che la donna chiamasse la
figlia per avere notizie della bimba. Per Natale l'aveva
osservata muovere i primi passi e pronunciare le prime
incomprensibili parole e per un attimo le era parso di vedere in
quella creatura indifesa la sua piccola Jane.
Il treno era partito senza destare l'attenzione della signora
troppo rapita dai suoi pensieri.
Era molto giovane quando nacque sua figlia, forse per questo nei
suoi confronti aveva sempre nutrito un sentimento di affetto
fraterno che aveva reso le due inseparabilmente complici. A lei
aveva dedicato la maggior parte del suo tempo, l'aveva seguita
passo passo nella scuola e, in tutte le scelte più importanti
l'aveva sostenuta con moderazione facendole conquistare
gradualmente la propria indipendenza e la propria libertà. Con
lei soleva sedersi su di un grande divano e trascorrere delle ore
discorrendo di piccole e grandi questioni quotidiane, terminando
sempre con una risata e un calorosissimo abbraccio. Quando Jane
si sposò e dovette trasferirsi a Washington le due
"sorelle" con le lacrime agli occhi promisero di
sentirsi spesso per mantenere sempre viva quella stupenda
amicizia che avevano costruito in 22 anni. E così fu. Nonostante
non abitassero più sotto lo stesso tetto le due donne non
avevano perso la loro intesa, sembravano anzi più unite che mai,
soprattutto dall'arrivo della piccola Sally.
Erano passate ormai due ore dalla partenza del treno, ancora tre
ore e sarebbe arrivata. Intanto era entrata nel suo
sconpartimento un'anziana signora che aveva tutta l'intenzione di
volerla intrattenere con una buona chiacchierata.
-Dove si ferma, signora?- disse. -A Washington--Si reca per
qualche tempo presso dei parenti?- -Si, presso mia figlia Jane-
-Anch'io sto andando a fare visita a mia figlia che sta per
sposarsi. E' sola? O è accompagnata da suo marito?-
La vecchina cominciava a diventare troppo insistente nel porre le
domande quindi, Mrs. Real la lasciò parlare senza più darle
retta.
...E' accompagnata da suo marito?... Michael! L'aveva portata
quella mattina alla stazione, e le aveva preparato accuratamente
il cestino da viaggio con un pò di mele del loro giardino, in
caso le venisse appetito durante il tragitto. Alla stazione si
erano salutati con un tenero bacio e con i cuori già impazienti
di potersi riabbracciare. Poi lui si era diretto in ufficio dove
lo attendeva una giornata molto dura. Avrebbe raggiunto la moglie
il giorno seguente a casa della figlia. Che caro Michael! Si
erano conosciuti al liceo e ben presto la loro amicizia nata sui
banchi di scuola si era trasformata in un tenero travolgente
amore coronato a 18 anni con il matrimonio.
Lui aveva trovato lavoro nell'azienda del padre e in poco tempo i
due sposi poterono acquistare una casa stupenda vicino al mare.
Lei l'aveva arredata con gusto e semplicità. Aveva dipinto le
pareti, appeso i quadri, decorato le tende, e marito e moglie la
sera cenavano a lume di candela discorrendo sino a tarda notte.
La domenica poi, dopo il giro in bici sulla riva, si dedicavano
con passione al giardino. Seminavano piante con fiori dai colori
intensi, tagliavano le siepi e tosavano il prato.
Quando era nata Jane avevano piantato un albero di mele che era
cresciuto rigoglioso dando dei socculenti frutti, che la
famigliuola gustava seduta sull'erba accompagnata dal suono del
flauto di Michael. Lei adorava quella melodia così dolce ed
espressiva!
Ad un tratto si accorse di aver lasciato sola con i suoi discorsi
per più di mezzora la sua compagna di viaggio e pensando di
essere stata scortese con lei fingendo interesse per i suoi
argomenti. Si parlò di figli, mariti e nipoti, quando ad un
certo punto l'anziana donna domandò: -Lei lavora? Che lavoro
fa?-
La signora Real stava per rispondere, ma si sentiva il fiato
mancare. Lei non lavorava nè aveva mai lavorato, aveva dedicato
tutta la sua vita alla sua famiglia, a far si che i suoi cari
potessero godere di una casa accogliente, di un'atmosfera
affettuosa e confortante, della sua dolce disponibilità. Tutta
la vita dai 18 anni a quel momento, aveva dedicato alla felicità
della sua famigliola. Doveva, sì, doveva essere soddisfatta,
tutto il suo impegno aveva generato un qualcosa di davvero
perfetto, di unico.
Quante persone avevano la fortuna di avere tutto ciò che
possedevano i suoi cari? E questo grazie a lei. Per
l'edificazione di un tale paradiso aveva rinunciato al
proseguimento degli studi per entrare in magistratura come
sognava sin da ragazzina, aveva interrotto le lezioni della
chitarra che da adolescente l'aveva elettrizzata a tal punto da
credere che non avrebbe mai smesso di suonare, ma aveva creato
una bellissima famiglia, lei aveva creato una stupenda
famiglia... una stupenda vita...
E poi cosa voleva da lei quella signora per farle queste domande?
Chi era? E che diritto aveva di turbare così la sua gioia?
Intanto la vecchina era scesa dal treno, senza più dir nulla. La
donna si mise qualche minuto a pensare.
La sua fermata era già passata, ma lei rimase sul treno ancora e
a lungo, fino a quando, nessuno lo sa.
Non tornò mai più a casa. Molti cercarono la mamma affettuosa
di Jane ovvero la signora Kimberly Real, ma nessuno la trovò
mai.
C'è chi dice di averla vista a New York in una banda di
quartiere mentre suonava una chitarra, altri pensano che si stia
dirigendo in un piccolo paesino lontano e sconosciuto di nome
Kimberly.