Concorso "Federico Ghibaudo"
Segnalazione Speciale Giuria



"DIETRO LO SPECCHIO"
di Arianna Ferrario 2^G




Doveva cambiare qualcosa, era diventata come un'ossessione, quella voce che ogni volta che lo faceva, la perseguitava -Basta, basta, non capisci che ti fai male?- Così le gridava.
Avrebbe pagato qualsiasi cifra per farla finita, ma c'era solo una soluzione: smettere, ma non poteva, per lei la siringa era ormai diventata tutto.
Chi fosse quella voce non lo sapeva, Dio forse? No, lei non ci credeva; la sua coscienza? No, non ne aveva mai avuta una, e, se fosse stata davvero quella, avrebbe dovuto iniziare a tormentarla già da tanto tempo, dal primo spinello fumato a quindici anni per riempire un vuoto.
Scacciò i pensieri che si affollavano nella sua testa, si guardò nello specchio. Era forse lei quella forma che intravedeva nell'oblio della droga? In punta di piedi si avvicinò alla ragazza che dall'altra parte la copiava.
-Ciao, sosia-
-Ciao-
Sobbalzò: il vetro aveva risposto.
-Sara, stavolta hai davvero esagerato con la dose, hai le allucinazioni!- disse fra sé e sé.
-No, non hai le allucinazioni, sono io che ti parlo, non ti sforzare di capire chi sono, sei troppo fatta per riconoscermi. -Vedi- continuò lo specchio -io e te un tempo eravamo molto unite, oserei dire una persona sola, parlavamo molto dei tuoi guai, delle tue gioie, di qualunque cosa; ogni volta che rimanevi sola e non sapevi cosa fare, mi parlavi, e io ti rispondevo. A volte litigavamo e non ci parlavamo per giorni interi. Poi hai iniziato a cadere in un baratro, un tunnel nero che ti ha impedito di sentire la mia voce. Mi hai addirittura dimenticata, ma io no. Ho pianto in silenzio ogni volta che tu ti drogavi, ma tu non sentivi la mia voce: eri convinta di non correre pericoli, di non avere più problemi. Ora sai che se continuerai così non durerai a lungo. Tu pensi che sia io ad ossessionarti, ma sei stata tu a chiamarmi, prima con una voce roca, poi con un grido disperato. Sara, mi riconosci?-
Sara barcollò, si avvicinò di più. All'inizio vedeva solo una nebbia che cominciò pian piano a diradarsi: una figura lontana si avvicinava, aveva un vestito corto, delle trecce nere, un volto famigliare, era lei... lei da bambina, allora ricordò tutto: indossava il vestito che sua madre le aveva regalato per il suo compleanno, era a fiori, le scarpette nere con il laccio in parte, e sul cappello aveva la spilla a forma di stella che aveva perso nell'incidente sull'autostrada per Genova, quando la loro auto si era incendiata.
La bimba si avvicinò, le sorrise.
-Mi ricordi?-
Sara annuì, non si era accorta che stava piangendo, le sue lacrime caddero sulle scarpe della bambina. La guardò ancora, la vide grande come un gigante, lei si sentiva piccola piccola. Si raggomitolò sulle ginocchia, i singhiozzi le strozzarono la voce.
-Cosa sono diventata? Aiutami, ti prego, aiutami!-
La figura si inginocchiò, -Sara, io ti aiuterò, cercami, non ti lascerò più, più, mai più...-
Sara si senti mancare, ma prima di cadere gridò: -Non voglio dimenticare, non voglio, non vogl...- Non riuscì a dire di più.
Quando si risvegliò era lì, sul pavimento davanti allo specchio; si rialzò, la testa le faceva molto male, si sentiva debole e stanca, cosa ci faceva lì? Ricordò di aver parlato con uno specchio.
-Ne ho presa troppa, la prossima volta non avrò nemmeno il tempo di sognare.-
A quel punto si ricordò di aver ricevuto una promessa, provò imbarazzo, poi rise cercando di scacciare quel fantasma, ma accadde qualcosa che le diede da riflettere a lungo: mise una mano in tasca e trovò una spilla a forma di stella, tutta bruciacchiata.