Concorso "Federico Ghibaudo"
Segnalazione Speciale Giuria



"QUALCUNO"
di Matteo Pozzi 2^M






Da qualche parte, dell'universo, Qualcuno sta sognando...

Camminavo solo per una strada di campagna. Era sera. Una sera d'autunno. La nebbia aleggiava come un fantasma grigiastro sopra i campi arati di fresco. L'aria era frizzante e penetrava nelle mia narici dandomi un senso di benessere e, per così dire, di onnipotenza.
Sono sempre stato una persona tranquilla ma singolare. La mia passione per gli insetti che aveva da sempre caratterizzato la mia vita, mi aveva però anche causati problemi non indifferenti, specie durante l'infanzia, nei rapporti con la mia famiglia. Scappai di casa all'età di sedici anni, dopo essere stato picchiato da papà perché aveva trovato nel cassetto delle camicie uno scarabeo che era scappato dalla mia teca degli insetti. Lo schiacciò, e poi schiacciò me, non tanto a pugni (c'ero abituato, non credete), ma facendo a pezzi la teca e buttando i miei unici amici nel WC. Fuggii. Da quel giorno non l'ho più rivisto. Sono passati un bel po' d'anni, e ho saputo che lui è morto, tre o quattro anni fa. Condoglianze. Tutto ciò comunque non ha alcuna importanza, non più, almeno... camminavo, dicevo. Buio, nebbia, aria fresca, eccetera eccetera.
Non ricordo cosa facessi su quella strada. Comunque mi sentivo davvero bene. Come sempre, l'aria fredda e umida dell'autunno mi metteva addosso un certo nonsochè. Mi misi a correre come un bambino a cui la nonna ha appena allungato un biscottino. Patetico. Ma felice. A un tratto, il mio timpano fu pizzicato da un suono, simile a un basso ronzio, proveniente dall'alto. Mi arrestai. Evidentemente stava arrivando un gruppo di mie amici. Il ronzio crebbe. Coraggio ragazzi, fatevi vedere; chi siete? Sei tu, amico maggiolino? No, no. Ho capito, sei una delle ultime care vespe estive? No. Chi diavolo...
Troppo tardi. Mi erano addosso. E, credetemi, non sembravano davvero amichevoli. Uno sciame di insetti minuscoli e affusolati, simili a zanzare, mi fu rapidamente contro. Stetti fermo. Sì, bravo. Sembrava potessero penetrare nel mio cranio ed entrare nel mio cervello, come se la loro sostanza non fosse strettamente materiale. In breve, dimenticai chi fossi. E quando rinvenni, mi accorsi di sognare scene incredibili ed aliene; non mi dilungherò su ciò che vedevo attorno a me, anche perché credo non vedessi realmente qualcosa: quello era un sogno, probabilmente il mio corpo era là su quella strada. Ad ogni modo, vedevo, nel medesimo istante, un intero mondo completamente alieno a quello che chiamiamo "Terra".
Una dozzina di soli viola e lividi in cielo, un cielo color panna striato di inconcepibili sfumature purpuree. Dirupi e picchi vertiginosi stagliati contro di esso. Edifici di dimensioni ciclopiche aggrappati con angolazioni assurde alle montagne. Funghi altissimi, alti come sequoie e larghi come baobab. E tra il dedalo delle disumane geometrie dei palazzi, si aggiravano fluttuando esseri amorfi, fatti come di buio, ammantati in tuniche scure. Che mi parlavano. Non so in che lingua, ma li capivo. Incredibilmente, inoltre mi sentivo calmo e lucido.
Gli esseri mi spiegarono cos'era accaduto. La voce di quelle creature era dolce e suadente, il più bel suono che mi fosse mai capitato di sentire. In pratica, quegli inquietanti individui erano alieni la cui stirpe era stata lentamente decimata qualche eone prima da una spaventosa epidemia e che per evitare quindi la totale estinzione, avevano biogeneticamente costruito degli insetti in grado di volare nello spazio per miliardi di parsec e raggiungere la Terra.
Qui mi avevano attaccato, entrando nella mia testa e facendomi ricordare il loro pianeta d'origine in modo che i loro creatori potessero riprendere a vivere.
Da restarci secco. Comunque ora io non esisto più. Io, come Io, intendo, il mio Ego, la mia vecchia personalità.
Sono diventato il loro dio. Nel senso che sono io che li faccio vivere e io come singolo non ho più senso di esistere. Sono felice. Un intero pianeta esiste grazie a me. E, come mi hanno spiegato gli esseri, grazie a Qualcun Altro miliardi di volte più grande di me, che da qualche parte...

Da qualche parte, nell'universo, Dio sta sognando. Dorme, ma il Suo sforzo per continuare a sognare è immane, inumano. E Lui è Dio, infatti. Passa una cometa, e Dio quasi si sveglia. In quel picosecondo, la bolla di sapone dell'universo si tende, si contrae, ma non scoppia. Dio continua a sognare. E l'uomo ad esistere. E gli altri ottomila miliardi di forme di vita dell'universo con lui. Il sogno continua. E non finirà. Dormi...