Concorso "Federico Ghibaudo"
"IL PIANETA AZZURRO"
di Riccardo Villa 2^M
L'astronave avanzava lentamente nello spazio silenzioso, languida
danzava nell'ultimo ballo.
L'astronauta era seduto in una grande poltrona nella penombra con
la mente persa nel vuoto d'innanzi a sè; allungò distrattamente
la mano su uno di quegli interruttori, e subito il greve rumore
delle pompe del condizionatore pose termine alla conversazione
silenziosa tra le stelle e l'astronave.
Era quella la prima missione che avrebbe portato l'uomo al di
fuori della galassia, un altro passo verso che cosa in fondo
nessuno sapeva.
"Rapporto 402/Y del 24 maggio 2080, data terrestre",
l'astronauta accese il comunicatore con il pianeta terra,
"Come previsto mancano solo poche ore al contatto con il
pianeta azzurro, tutti gli strumenti funzionano alla
perfezione".
L'astronauta riagganciò il trasmettitore... Il messaggio avrebbe
impiegato undici anni ad arrivare sulla terra, era inutile
aspettare una risposta.
L'astronave, in fase di decelerazione, uscì dal sistema solare.
"Domani sarà il grande giorno" pensò l'astronauta.
"Il giorno che io e, sopratutto lei, abbiamo aspettato per
tutti questi anni, e che lei non vedrà mai".
L'enorme luna del decimo pianeta del sistema si fece da parte e
all'improvviso i raggi del sole sferzanti come lame nel freddo
buio dello spazio, colpirono l'astronave esplodendo in un fragore
di luci portando con loro i pensieri del giovane avventuriero.
I primi anni di viaggio erano trascorsi ottimamente. I motori non
avevano mai dato noie e le frequenti manutenzioni servivano
solamente per occupare il tempo.
Ma ora il tempo sembrava non passare mai, ora.
Una farfalla uscì fluttuando dalla penombra oltrepassando con
grazia le due colonne d'accesso che separavano al cultura
idroponica dalla adiacente sala di comando.L'astronauta, come se
l'avesse sentita, si rigirò sulla poltrona e rimase a guardarla
estasiato della sua lucente bellezza. Come diavolo fosse riuscita
ad entrare a bordo, lui se l'era spesso chiesto. La cosa più
probabile era che la sterilizzazione dell'astronave prima della
partenza non fosse stata fatta proprio a regola d'arte.
Ma come era riuscita a sopravvivere per tutto quel tempo? E
sopratutto, perché s'era mostrata in quegli ultimi giorni?
Comunque di ciò l'uomo era certamente felice, quella minuscola
creatura era stata la sua unica compagnia per sole quarantott'ore
ma già era diventata più che una amica da quando sua moglie se
ne era andata.
Il ricordo di quella notte tormentava ancora il sonno
dell'astronauta.
Sognava che lei, sorridendogli dal monitor della camera stagna,
gli diceva che stava andando a fare il solito giro di controllo
all'esterno. E lui, senza nemmeno voltarsi, le mandava un bacio
distratto da quella dannata scrivania. Un attimo dopo il corpo di
lei rimbalzava sulla vetrata frontale dell'astronave, come una
macabra danza scomposta,e i suoi occhi, di un vitreo azzurro,
privi di vita, lo fissavano per un interminabile attimo prima che
il nulla la inghiottisse per sempre.
Il pianeta azzurro comparve come dal nulla sulla rotta
dell'astronave: un minuscolo e distinto riverbero turchino
brillava poco lontano... Finalmente lo avevano trovato... O forse
era lui che s'era lasciato scoprire tra le infinità
dell'universo?
L'astronauta si affrettò ad impostare gli ultimi comandi
sull'enorme tastiera ed ecco che, dopo interminabili minuti,
venne registrata una pulsazione, poi una seconda, una terza, una
quarta... Una valanga inarrestabile di battiti.
VITA!!
L'astronauta balzò in piedi con l'eccitazione di un bambino che
sta per entrare nel magico tendone del circo.
Intanto la farfalla dalle ali turchine, svolazzandogli accanto,
si posò sulla mano.
"Forse ti ho trovato una nuova casa" disse l'uomo alla
piccola amica, ma non riusciva a distinguere nessuna forma,
nessun colore tranne quel luccichio ora quasi accecante.
"Ecco mi sembra che l'immagine sia nitida, la vedo, la vedo
ma..." Un espressione di assoluto stupore si stampò sul
viso dell'astronauta. Sul pianeta, come enormi nubi luccicanti,
sciamavano miliardi di splendide farfalle turchine.
La piccola creatura con le sue esili zampette si mosse
delicatamente e appoggiò le sue lunghe antennine dorate sulla
pelle dell'uomo. In quel medesimo istante il cuore di questi si
fermò e mentre l'anima si staccava frusciando dal corpo,
l'astronauta capì.
La morte della moglie non lo aveva fatto desistere dal desiderio
di trovare il pianeta, e così anche il suo destino era segnato.
Nessun uomo avrebbe mai turbato, ospite indesiderato, la pace di
quell'angolo di universo.
I monitors, i motori, le luci, la navicella, a poco a poco si
spensero mentre due splendide farfalle dalle grandi ali turchine,
fluttuando libere nello spazio, si ricongiunsero lentamente allo
sciame.