Gli occhi che fissano
il soffitto della tua stanza
buia e triste
sono come
pozzanghere sporche
nelle quali si vede
il riflesso di un cielo grigio,
la pelle del volto che una volta era
sereno e rubicondo
è raggrinzita come
una foglia seccatasi al sole,
la tua bella fronte ora
altro non è che
una pietra tombale
sulla quale è già stata scritta
la tua epigrafe funebre.
Sei malato.
Stai morendo.
Dovè ora il Dio che
hai servito per tutti gli anni
della tua vita?
Sta dormendo nel silenzio
di una chiesa
dove ormai
non cè più nessuno.
Dorme. Dorme!
Il tuo Dio non può
curarsi di te!
Le tue preghiere
recitate
torcendoti le mani
e piangendo
non lo sveglieranno!
Egli, inebriato dallincenso
e cullato dai canti a Lui inneggianti
non può ascoltarti!
Ah!
Suprema beffa!
Quando la morte ti chiuderà gli occhi
con due baci,
lo farà nel tuo letto,
sopra il quale è appeso
un crocefisso di legno!
Getta dunque quello stupido
oggetto che ha vegliato su di te così
male!
Avanti!
Strappalo dal muro con le ultime
e poche forze!
scaglialo via e poi abbraccia
la morte e baciala.
Si baciala!
Baciala con ancora in bocca
il sapore di una bestemmia
rivolta al tuo Dio.