Concorso Letterario "Federico Ghibaudo"
Segnalazione Speciale Giuria

 

“STORIA COMUNE”

di Marco Villa - 1^M


Faceva freddo.
L’inverno quell’anno era arrivato prima del solito e con temperature molto basse e così, benché fosse ancora Novembre, tutta la Città si era vestita con cappotti che di solito sfoggiava a Gennaio.
A Leonard piacevano i cappotti; gli erano sempre piaciuti.
Lo affascinavano quei vestiti lunghi con i bottoni dorati.
Gli erano sempre piaciuti, i cappotti, ma non ne aveva mai avuti.
E così, mentre sul fiume iniziava a calare la sera, si ritrovava immerso fino alle ginocchia nel mare dei rifiuti di un piccolo ristorante per cercare qualcosa da mangiare, qualcosa che potesse colmare quel vuoto che sentiva dentro ma che, lo capiva anche lui, non sarebbe riuscito a riempire perché era un vuoto interiore che lentamente lo stava distruggendo.
Era da tempo che non trovava una motivazione per vivere e già più volte aveva pensato di buttarsi nel fiume ma all’ultimo momento si fermava.
Sentiva qualcosa che lo bloccava, che lo costringeva a fermarsi.
Non riusciva a capire cosa fosse e così lui lo etichettava come “la volontà di Dio”.
Non crediate con questo che Leonard fosse religioso. Probabilmente l’ultima volta che era entrato in chiesa era stato quando aveva sei anni. Fu a quell’età, infatti, che i suoi genitori furono uccisi insieme ad una decina di persone in un attentato nel centro della Città.
Da quel momento si dovette arrangiare e da trent’anni viveva come poteva, cercando di trovare sempre i posti migliori per la notte, fuggendo dal freddo, nascondendosi nei sottopassi della Città che non erano mai attraversati dalla Gente.
La Gente.
Era lei la più grande nemica di Leonard.
La Gente.
Con il sommesso rumore di passi, con le braccia appesantite da ventiquattrore stracolme di scartoffie inutili ma vitali, con la faccia rigida per lo sdegno.
Sdegnati per cosa poi?
Lui amava la sua vita gli piaceva poter conoscere la Città a memoria pur non essendo un tassista o una guida turistica.
Per questo a chi gli gridava dicendo di andare a lavorare, lui rispondeva pacatamente che non chiedeva niente a nessuno, lui viveva con la Città e la Città lo proteggeva anche se forse quell’ inverno non sarebbe riuscita a farlo a sufficienza.
Era consapevole che quelli per lui potevano essere gli ultimi giorni e che il freddo avrebbe potuto ucciderlo anche quella stessa notte, ma non se ne curava.
Non gli interessava se gli avessero fatto un funerale, se l’avessero additato come un mentecatto o se l’avessero accusato di non essere riuscito ad adattarsi alla Città che stava cambiando.
Non gli interessava.
Lui voleva soltanto vivere la sua vita da eremita in mezzo alla folla. Ogni sera si guardava intorno prima di dormire e cercava di immaginare dove potesse essere se i suoi genitori quel giorno di trent’anni fa fossero rimasti a casa.
Leonard si era creato una vita parallela che gli piaceva ma che non avrebbe mai cambiato con quella reale.
Con il passare degli anni si era abituato a vedere di fronte a sé il vuoto, il silenzio e la paura.
Perché la Gente lo temeva.
Non sapeva che non avrebbe mai fatto male a nessuno.
Per Lei era soltanto un parassita della società che vive alle spalle e sulle spalle della Città.
Non importava se aveva cercato di ottenere centinaia di posti di lavoro.
Per la Gente abituata ad avere degli schemi, abituata ad essere trattata come un bambino cui dire cosa doveva e cosa non doveva fare, Leonard rappresentava l’antitesi alla vita moderna e questo la spaventava perché per Lei tutto doveva essere scritto su un foglio, racchiuso in un floppy, inciso su un CD: tutto doveva essere prestabilito.
Per questo ogni giorno leggendo di morti di freddo non provava dispiacere.
Per Lei Leonard era un essere in via d’estinzione e prima la specie fosse scomparsa meglio sarebbe stato per la Città.
Leonard soffriva per questo e avrebbe voluto che tutto fosse diverso, più umano; ma non poteva farci niente.
Lui doveva solo tirare avanti cercando di non intralciare i piani della Città.
Lui doveva solo tirare avanti.
Ma quell'inverno non ce la fece.
La prima notte di Dicembre lo sorprese su una panchina coperto solo di un giornale di una settimana prima.
La Gente lo vide e passò oltre finché la Città non lo inghiottì.
Leonard era lì, addormentato come un bambino.
Gli sarebbe servito un cappotto.
A Leonard piacevano i cappotti, gli erano sempre piaciuti.
Lo affascinavano quei vestiti lunghi con i bottoni dorati.
Gli erano sempre piaciuti, i cappotti, ma non ne ebbe mai.