Liceo Scientifico "Paolo Frisi" - Monza

Concorso Letterario "Federico Ghibaudo"

"IL LABIRINTO"

di Francesca Lazzaroni - 1aH




Sembrava un labirinto ma di certo era un labirinto ben strano. Salì le scale, o forse le scese. Non ricordava bene. Tutto appariva confuso e annebbiato. Gli sembrò di sentire il rumore dell’acqua che scorre e vide la cascata, con l’acqua che saliva, ne era sicuro. Non beveva da tre giorni: si lanciò nel vuoto per raggiungere la salvezza, accorgendosi solo dopo che forse la salvezza non era in quella direzione. In uno sprazzo di lucidità aspettò l’impatto col suolo ma non arrivò mai.
Senza esservi entrato si ritrovò in una piscina. Bevve avidamente ma l’acqua era salata. Il suo disgusto per la vita, per quella particolare sensazione aumentò considerevolmente. Decise di sedersi e di aspettare. “Aspettare che cosa?” si chiese. Era il secondo pensiero lucido in meno di un quarto d’ora: o stava guarendo o per lui non c’era proprio più speranza.
Solo allora si accorse di essere in cima a un pilastro altissimo, grigio, di forma cilindrica, Anzi, all’inizio sembrava grigio ma in realtà era uno specchio. Uno specchio che rifletteva il grigio circostante. Capì che l’unica speranza che aveva per salvarsi era rompere quello specchio e trovare così l’uscita di quel maledetto labirinto. Pregò di trovare un martello o qualcosa del genere.
Si guardò attorno e vide il labirinto in ogni minimo dettaglio. Laggiù sulla destra c’era per terra una scheggia di vetro e due passi a sinistra un mozzicone di sigaretta. Era entrato da lì. Lì aveva fatto quella stupida scommessa col diavolo. Quel luogo sembrava vicinissimo, in realtà era a sei giorni di cammino. Mentre i suoi pensieri vagavano tra i ricordi, i suoi occhi perlustravano ogni singola curva, siepe, sottoscala, sottocascata alla ricerca di quel qualcosa che non riuscì a trovare.
La disperazione stava lasciando posto a un senso di impotenza che in breve lo avrebbe sopraffatto se non fosse stato per quella curva. Era un angolo retto, cioè di novanta gradi. Gli tornarono alla mente tutte le formule matematiche studiate alle superiori e sentì la salvezza contemporaneamente più vicina e più lontana. Poi si ricordò tutti i vocaboli d’inglese e di francese studiati a memoria; cos’erano le proiezioni ortogonali e il senso religioso. La sua mente si riempì delle regole di tutti gli sport. Per ultimo la pallavolo.
E vide il pallone, bianco, candido, con la nera scritta MOLTEN che spiccava come un corvo sulla neve. E intuì che li era la sua salvezza. Cercò di distruggere lo specchio ma non riusciva a colpirlo abbastanza forte con la palla. Tornò la disperazione, seguita dalla rabbia. Solo allora, con la rabbia nella mente e nel cuore, riuscì a schiacciare con tutte le sue forze. Infranse lo specchio e il labirinto attorno a lui crollò.
“Ti sei imbambolato?” gli grida Marino “Sveglia! Quella schiacciata era una mozzarella! Devi tirare più forte! Gira il braccio più velocemente!” E’ tornato nella realtà. Il suo allenatore ha ripreso a gridare. Il suo labirinto-incubo è scomparso. Solo guardando attentamente, le linee del pallone si mescolano e pare una specie di labirinto.