Liceo Scientifico "Paolo Frisi" - Monza

Premio Letterario "Federico Ghibaudo"
Primo Classificato

 

"MUSICA"

di Giulia Pezzi - 4a G

 

 

E' successo. Il presentatore ha appena pronunciato il tuo nome e ormai non puoi più tirarti indietro, dovrai salire sul palco, sederti sul tuo sgabello e iniziare a suonare. Migliaia di pensieri si affollano nella tua mente e intanto, macchinalmente, ti sei già seduto lì, nel mezzo del palco di fronte ad una miriade di occhi desiderosi di sentire. Nella vita di ogni musicista arriva un momento in cui ti trovi davanti allo spartito, incapace di decidere se valga davvero la pena di intraprendere un viaggio così doloroso e tormentato attraverso il tuo spirito, navigando sulle dolci acque della musica qua e là increspate da qualche nota più aspra... se valga davvero la pena di sentire la musica impossessarsi a poco a poco del tuo silenzio, invadendoti per sempre come un demone benigno. Ed è questione di un interminabile attimo, le tue mani scivolano delicatamente sul pianoforte, i tuoi occhi lanciano rapidi sguardi alle note che si rincorrono altalenanti per il pentagramma formando strane figure simili a parole scritte dal cuore e non esiste nient'altro. Il tuo universo è tutto lì, in quell'infinitesimo spazio racchiuso tra te e gli altri, e non puoi tornare indietro una volta che hai conosciuto quell'emozione che solo la consapevolezza di essere diventato parte di qualcosa di immenso può darti. Continui a suonare e senti le note scivolarti sull'anima come gocce d'acqua su un vetro bagnato, ad ogni tasto che spingi la tensione aumenta e quasi non riesci ad aspettare, con la mente sei già molto più avanti, pregusti il suono di ogni nota, ogni pausa, la melodia, la perfezione delle proporzioni... è un crescere di emozioni, prima è solo paura o forse soltanto incertezza e intanto non ti accorgi di quello che ti sta accadendo, ogni suono lascia in te una traccia indelebile e appena visibile e non ti puoi opporre, niente potrà fermare questa tua evoluzione inconsapevole verso una nuova sensibilità, senza rendertene conto è per questo che hai vissuto ed è per questo che continuerai a vivere. Il tuo brano è quasi giunto al termine, è il momento del gran finale, dove quello che stai suonando non è più un susseguirsi armonioso di suoni e silenzi, ma è un miscuglio di sensazioni, note, persone in un impetuoso turbinio di momenti per quanto piccoli, infiniti. Non vi è più alcuna distinzione tra te e il tuo strumento, nessuno dei due può esistere senza l'altro, lo sapete bene, ma presto il brano sarà finito e ogni cosa con lui. Eppure... eppure ti accorgi che non è così, la vera musica è quella che sopravviverà dentro di te anche una volta che avrai suonato la tua ultima nota, è quella melodia scaturita da tutte le cicatrici che ogni suono ha lasciato dentro di te sin dall'inizio. Mancano poche note, anzi, pochissime. Sta per finire tutto e tu non vuoi, non puoi. Per un attimo hai la tentazione di tornare all'inizio dello spartito e suonare tutto ancora una volta, ma poi ti fermi, sai che non sarà mai più lo stesso anche se dovessi rifarlo un milione di volte. Ecco, l'ultima nota. Oltre quella barriera così esile eppure così forte si nasconde il vuoto di un silenzio impetuoso, imprevedibile e incoerente. Senti ancora quell'ultimo suono riecheggiare nella sala, e smorzandosi a poco a poco, quasi volesse resistere contro il suo destino, viene finalmente sopraffatto. Ti alzi dal tuo sgabello e irrompe il silenzio con la sua spavalderia insolente, fiero di potersi prendere una rivincita, seppur piccola, sulla bravura con cui hai saputo dare amore ad ogni singola nota del tuo spartito, facendo in modo che crescesse e diventasse qualcosa di incredibilmente forte e delicato. Il silenzio, come una strana presenza inquietante, si prende gioco dei suoi ascoltatori, illudendoli che anch'esso sia qualcosa di etereo e sublime come lo è il suono, ma in realtà è soltanto mancanza, è incostante, sgraziato, maleducato. Un attimo dopo esplode un applauso dalla platea, mentre ti allontani verso le quinte ripensi a quanto ti è appena accaduto cercando un perché che non troverai e con un'unica certezza: quell'ultimo suono non è morto inghiottito da un silenzio vorace, ma resiste nel cuore di ognuno di quelli che ti hanno ascoltato suonare stasera, come un seme costretto a morire per continuare ad avere vita.