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Liceo Scientifico "Paolo Frisi" - Monza |
Premio Letterario
"Federico Ghibaudo"
Premio Speciale Giuria
"LO SPECCHIO"
di Ilaria Costantino e Alice Vanzati - 4a G
Applausi e pochi passi per raggiungere il
modesto camerino dopo la stancante esibizione, per ritornare alla realtà dal
sogno e alla noia dalla fantasia. Il trucco mi impedisce di respirare e di
godere del vento sulle guance, così aumento il passo per raggiungere l’ormai
dimora e la sedia sotto lo specchio. Cotone, acqua e sapone tra le mani, poi
sulla faccia. Il silenzio mi permette di sentire i miei pensieri, così ne
approfitto per ascoltarli, lo specchio me li lascia vedere, Ii guardo. Guardo il
mio viso, riflesso, osservo la pelle rosea non più coperta dal cerone, le rughe
tracciano sul mio viso strade incerte ed irregolari: la mia vita. Liberarmi
dalla mia maschera da clown è sempre più difficile e frustrante, perché
significa tornare ad una realtà insoddisfacente, ad un’esistenza di cui mi
domando il senso. E questo specchio è l’immagine severa ed intransigente
della verità, mi getta agli occhi l’anonimia di ciò che sono stato e sono
adesso. Chi sono io per gli altri? Essere clown è sinonimo di perdere la
propria identità per gran parte delle persone che incontro, ma accantonarla
comporta rinunciare a me stesso? In fondo cosa importa? E a chi importa? Loro mi
cercano per qualche minuto, non pretendono poi molto, non sono interessati alla
pene della verità ma alla stupidità della finzione... tutto ciò cui aspirano
è qualche sorriso, un po’ di serenità ... e ciò che io chiedo loro in
cambio sono matte risate e applausi scroscianti. Tutto il resto è mio,
appartiene alla mia storia che non è stata soddisfacente come avrei voluto, e
questo specchio me lo rinfaccia, mostrandomi i segni delle difficoltà sulla
fronte, del dolore sulle guance. E poi? Riesco anche ad intravedere rughe che
legano le mie labbra al naso ... e quelle non sono linee causate da eventi
negativi, da altre esperienze da riporre lontano nella mia mente, queste leggere
scanalature della mia pelle sono il simbolo dei miei ampi sorrisi, forse non
frequenti quanto ho sempre sperato... ma sono esistiti, è un dato di fatto. Ne
prendo certo coscienza, nell’osservarle mi affiorano i visi sorridenti non
solo di tutti gli spettatori divertiti quando indosso i panni di clown, ma anche
dei miei amici, dei miei cari, felici per ciò che sono davvero, per quello che
ho saputo dare loro, rallegrati dal mio non aspetto, ma dalla mia persona. Il
resto è solo apparenza. Ma non è forse quest’apparenza ciò che mi rende
vivo non è grazie a questa che sono vivo ... Cosa sarei senza le mille polveri
magiche che colorano i miei occhi? E un fiore nel taschino? Il simpatico
capello? E la mia buffonaggine? Questo mondo mi conosce come colui che volge in
ridicolo la serietà... e niente più! E non credo sia un male! Proprio io ne ho
bisogno per non riflettere troppo su ciò che uccide il mondo! In ogni caso come
ogni uomo banalmente mi chiedo chi sarei potuto essere se solo avessi compiuto
scelte diverse... forse qualsiasi cosa avessi fatto mi avrebbe portato qui...
davanti ad un’immagine sciolta soltanto da acqua. O forse, chissà...