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Liceo Scientifico "Paolo Frisi" - Monza |
Premio Letterario
"Federico Ghibaudo"
"LO SPECCHIO"
di Ilaria Pasquini - 1a F
...all’improvviso, quell’odioso e
ripetitivo suono mi svegliò bruscamente come tutte le mattine.
Non ancora del tutto cosciente allungai la mano sul comodino, accanto al letto,
schiacciai il pulsante della sveglia e la stanza ripiombò nel silenzio.
Richiusi gli occhi quasi volessi convincermi che l’utopia di potermi non
alzare fosse vera. La mia guancia era affondata nel soffice e morbido cuscino.
Pareva che l’intero mio corpo fosse adagiato su una nuvola che fluttuava
leggera nel roseo cielo albeggiante. Dall’esterno potevo udire alcuni rumori
di auto o furgoni che sfrecciavano veloci nella gelida aria mattutina, e mi
strinsi più forte sotto le coperte. Quando, però, percepii il dolce profumo di
cioccolata e delle brioches appena sfornate, che mio padre stava preparando in
cucina, fui invogliata ad alzarmi. Cercai le mie pianelle, senza accendere la
luce, per non strappare dalle braccia di Morfeo mia madre che dormiva nella
stanza accanto, poi raggiunsi il bagno e mi sciacquai la faccia con dell’acqua
gelata. Alcune gocce mi scesero giù per il collo e sentii la pelle come
trafitta da mille spilli, ma quantomeno ciò concorse a destarmi del tutto. Ora
dovevo affrontare il compito più arduo: scegliere quale tonalità di ombretto
indossare quella mattina! Presi la mia trousse nera, l’aprii e cominciai a
stendermi sulle palpebre rosate la granulosa polverina. Poi mi scrutai nello
specchio lucente che troneggiava sopra il lavabo. Il trucco era perfetto, i miei
occhi erano perfetti, ma io no... mi resi conto d’un tratto che l’immagine
riflessa non ero veramente io, era una ragazza insicura, troppo preoccupata di
ciò che gli altri pensavano di lei per fermarsi a riflettere, cercando di
capire chi fosse in realtà e che cosa volesse. Mi accorsi che da tre anni non
metteva piede fuori di casa senza essersi prima truccata e vestita, non certo
con un suo stile personale, che esprimesse quello che lei fosse realmente. ma
seguendo di volta in volta la moda e le tendenze del gruppo che frequentava.
Chiusi bruscamente gli occhi, per allontanare dalla mia mente quello stupido
pensiero, ma quando li riaprii mi accorsi di un’atroce verità: la persona
riflessa ero esattamente io! Giorno dopo giorno mi ero costruita una maschera,
una copertura dietro la quale nascondere la parte peggiore di me e soprattutto
le mie paure, ma col tempo aveva soffocato anche i miei sogni e il mio vero
essere. Tutto sommato questa scoperta mi aveva confortato, era un buon segno,
ora potevo prendere provvedimenti, avevo nuovamente in mano la mia vita! Presi
un batuffolo di cotone candido e lo intrisi di struccante, poi guardai lo
specchio e sorrisi amaramente... gettai via il cotone... non avevo il coraggio e
la forza di volontà per uscire di casa struccata. Impugnai la maniglia della
porta e me la richiusi, sospirando, alle spalle, non sapevo a cosa stessi
andando incontro! Vidi dinanzi a me dei granellini cadere dal soffitto, pensai
fosse solo dell’intonaco, alzai lo sguardo e con stupore notai che la
polverina non si staccava dalla parete, ma si materializzava a mezz’aria: come
se un essere invisibile avesse rotto una lunghissima collana e stesse lasciando
cadere una ad una le minuscole perline che la costituivano. A contatto col suolo
queste si univano e formavano una lastra cristallina che continuava a crescere
inesorabilmente. Ero ancora appoggiata alla massiccia porta di legno,
paralizzata dalla paura e dallo stupore. Urlando chiesi l’aiuto dei miei
genitori, ma non ottenni alcuna risposta. Allora provai a muovere qualche passo
e mi accorsi che in tutta la casa si stavano erigendo pareti di specchi, mentre
quelle di cemento andavano scomparendo nel nulla, Cercai di raggiungere la porta
per fuggire, ma bastarono solo pochi istanti a farmi perdere l’orientamento.
Ora mi trovavo in un lunghissimo corridoio, con molte diramazioni ed ero
circondata da milioni di riflessi. Provai una strana sensazione come fossi
guidata da qualcuno, infatti proseguendo nella giungla di specchi quando mi
trovavo ad un bivio tra due corridoi, immediatamente una lastra di vetro
scendeva a sbarrarmi un’entrata, come fosse una porta stagna ed io ero
costretta a continuare dall’altra parte. Ad un certo punto mi trovai
intrappolata in una camera di specchi. Sentivo l’angoscia crescere dentro di
me, avrei voluto gridare, ma ero cosciente del fatto che a nulla mi sarebbe
giovato; non riuscivo più, però, a trattenere i singhiozzi e dai miei occhi
affogati nel pianto cominciarono a scendere piccoli cristalli liquidi. Le mie
lacrime cadevano sul pavimento una dopo l’altra: come gocce di una fine
pioggerella primaverile che scendono nelle placide acque di un laghetto di
montagna, si mischiano e si perdono in esso. Mi accorsi, infatti, che gli
specchi assorbivano le mie lacrime e mutavano il loro colore ritornando sabbia.
Lentamente mi accasciai a terra e sprofondai le mani tra i granellini dorati e
caldi, davanti a me l’oceano infinito con sfumature verdi e blu, che si
schiarivano verso la riva. All’orizzonte, il cielo si confondeva con il mare,
come se dall’alto vi ci si tuffasse per rinfrescarsi dalla calura. Sulla
striscia di sabbia bagnata dal mare, l’acqua lasciava i suoi più preziosi
gioielli: variopinte conchiglie multiformi. Chiusi gli occhi e provai una
sensazione di pace infinita, velata però dalla paura per quel luogo
sconosciuto. Sentivo il profumo del sale, il richiamo dei gabbiani, che volavano
a pelo d’acqua e le onde che dolcemente, ma inesorabilmente, si infrangevano
sulla costa. Sdraiata al centro di questo piccolo "paradiso naturale"
ripresi a riflettere, ragionai a lungo intensamente su di me e sulla mia vita,
ma anche sugli altri e sui rapporti interpersonali. Capii che era inutile
fingersi un’altra persona per essere accettata, perché in questo caso
comunque non sarei io quella rispettata o amata, ma la mia finta immagine e
quindi alla fine mi sarei ritrovata da sola. Da quel momento avrei sempre
cercato di farmi apprezzare dagli altri per quello che ero realmente... si, ci
sarei riuscita... all’improvviso, quell’odioso e ripetitivo suono mi
svegliò bruscamente come tutte le mattine...