Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”


“APOLOGIA DELLA BUGIA”
Nicolas Di Vara - 2a B


Quanto vale una rima? E una bugia? Una rima in fondo non è che una bugia da un effetto sonoro, mentre una bugia non è che un tentativo di mettere in verso una verità che si vuole o si deve nascondere. E qual è, in fondo, la differenza tra una bugia e una metafora? La bugia è la volontà di nascondere una verità sostituendola con il racconto di eventi fittizi lontani o appena contigui alla realtà. Raccontare una verità non è che un processo di ricordo e di racconto di un evento così come lo si è visto. In entrambi i casi si tratta di raccontare una verità. Una verità discutibile e suscettibile a seconda del classico "punto di vista". Ma tutto sommato, come definire la verità? Chi racconta una bugia, non è che una vittima della bugia stessa. Lo stesso Pinocchio non è che un povero legnetto che prende vita e che racconta bugie per nascondere verità che, nella sua proiezione mentale, risultano scomode. Ma che cos’è Pinocchio se non una grande, semplice, banale metafora? La metafora non è che una bugia. Ogni poeta è in grado e deve essere in grado di sviluppare una poetica sapendo miscelare saggiamente verità e finzione, sentimenti e falsi sentimenti, o comunque sentimenti momentanei, che non appartengono al suo bagaglio sentimentale.

Poi la certezza della conoscenza associata all’ignoranza altrui, sentimento intrinseco alla bugia, non può essere che una convinzione propria di colui che la bugia la usa in quanto semplice mezzo di occultamento. La bugia più profonda è quella verso sé stessi, che punisce. La conoscenza è un sentimento piuttosto ingenuo, o meglio è ingenuo colui che è convinto di poterla portare a sé e farla propria. Ma se la conoscenza non è delineabile, come si può delineare una verità?

Cosa si oppone alla bugia? Cosa è in grado di vestirsi da verità, cosa è in grado di svegliare nel profondo dell’animo la tendenza alla verità, o almeno alla verità apparente? C’è una sola cosa che si oppone alla bugia. L’appartenenza vince le differenze, è un sentimento di vicinanza, non solo morale. Condividere lo stesso obiettivo e gli stessi sogni può essere una prerogativa della verità. La verità è la cognizione dell’appartenenza ad un particolare disegno e intreccio di sentimenti. E diceva bene il signor G quando cantava che l’appartenenza non è un insieme casuale di persone o lo sforzo civile dello stare assieme: l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé, e quindi condividere gli stessi sogni, desideri, gli stessi diritti davanti alle proprie convinzioni. Condividere quindi la medesima verità, che non necessariamente è percepibile ed evidente. Può essere opposta alla verità apparente. La bugia è quindi un tradimento davanti a quale verità? E l’appartenenza è il contrario della bugia o è fatta della medesima struttura intrinseca? Questa duplice possibile interpretazione è un paradigma di questo stesso discorso. Dove è la verità e dove è la finzione?

Credo ci sia una parola strettamente interconessa con la bugia: certezza. La bugia nasce dal concetto stesso di certezza, dalla certezza della verità e quindi dalla certezza, dalla sicurezza della falsità della menzogna. La certezza di nascondere una verità. Lo stesso concetto di certezza poco si adatta all’animo umano e in particolare all’animo del menzognero. La certezza è qualcosa di granitico, di decisivo, di caparbio e, estremizzando, non è che un’inconscia convinzione di potenza. L’unica certezza che si può avere è quella di non sapere, ma scrivere sulla bugia, sulla verità e in particolar modo sulla certezza rappresenta una contraddizione in termini. Come posso scrivere le mie false certezze, come posso scrivere le mie verità? Dovrei verificarle ogni momento per vedere che non mento. In ogni momento per verificare che siano le stesse di prima, per poi accorgerti che sono già cambiate, in un battibaleno.
Così come è strettamente legata col significato di verità, così la bugia è connessa con la finzione o con la non-realtà. In effetti dire una bugia è come costruire, nella proiezione mentale di colui che la subisce (che, non è escluso, può essere anche colui che la dice), una realtà fittizia parallela a quella, per l’appunto, "reale". Ma ecco che ci si addentra in una foresta ancora più fitta, quella dell’espressione umana. La bugia è una tipica espressione dell’animo umano, e lo stesso mio utilizzo così frequente della parola "bugia" non dipende solo dalla pochezza dei sinonimi, ma da una volontà di esorcizzare la finzione, appunto. In fondo la parola intesa come mezzo di comunicazione, o ancor di più di espressione non è che una bugia. E’ veramente un concetto meraviglioso quello di affiancare la parola all’espressione umana. L’uomo attraverso la parola non solo comunica, non solo pronuncia bugie, ma si esprime; e l’espressione non è propriamente assimilabile alla comunicazione, a mio avviso. Esprimersi vuol dire render palese le proprie idee, i propri desideri, per l’appunto la propria realtà. Così come si esprime un pensiero, lo si colora, lo si rende un’entità a sé che costituisce un’idea, l’essenza intrinseca dell’uomo.
Si potrebbe allargare questo tipo di discorso all’idea di parola quale conseguenza di una cosa; o di una cosa come conseguenza della parola. E qui i discorsi fra linguaggi induttivo e deduttivo si amplierebbero a non finire.
Ma la bugia, quindi, è un importantissimo carattere distintivo del genere umano. Mi rammento quel discorso freudiano dell’insulto e della scurrilità quale decisivo passo avanti dell’umanità verso la civilizzazione e in fondo le due questioni sono piuttosto vicine.

C’era un sogno, una volta, una grande bugia che mi faceva sempre commuovere. Immaginavo un mondo diviso in due parti. Una parte luminosa, accecante dove c’era un grande trono. Sopra vi sedeva uno splendido essere che giocava con delle sfere piene di luce. E’ il dio dei sogni, mi dicevo. Dall’altra parte, una terra scura, fredda e oscura. E su un piccolo scranno sedeva un piccolo re, terribile. Il dio della realtà che invia il dono più terribile, il risveglio. Ho sempre desiderato che mi si raccontassero bugie. In fondo nella vita non conta sapere la verità assoluta ed inconfutabile, ma è meglio essere coscienti e conoscenti di una verità che si adatti il più possibile a sé. Ogni volta che mi è stata rivelata una verità non ho migliorato la mia condizione precedente di tanto. Tanto vale vivere nel mondo della bugia, dove è ignorata la vera realtà, ma ci si sente un po’ meno responsabili di quello che la verità fa. Come il valore della musica esula dal mero susseguirsi delle note, così la verità esula dalla concezione granitica del reale, ma entra in una nuova sfera di consapevolezza: ogni verità è a suo modo reale.

Aiutatemi a librarmi dal mondo delle false verità e a separarmi dalla mia conoscenza infima della realtà per attraversare una nuova certezza, quella dell’eterea paralisi dello spirito. E allora allontanatemi da tutto ciò che posso toccare: ho bisogno dì sentire quel mondo nascosto dietro gli occhi. Davanti agli occhi sono anch’io in grado di guardare, ma desiderio immaginare quello che possa nascondersi dietro le porte e della realtà in quel mondo misterioso che solo un animo folle potrebbe sperare di spiegare a parole. So solo che esiste e che nessuno può arrivare a spiegarlo senza volersi sentire parte di esso. Un tempo desideravo fare della mia vita il tempio della certezza e della verità; accertata l’impossibilità dell’impresa mi sono accorto che il vero obiettivo dell’animo sta nel costruire una realtà nuova. Una realtà di follia e conoscenza alternative in modo da opporsi a quella prigione d’aria e carne che la realtà della propria fisicità. Vivere distanti dal proprio corpo fisico è un impresa che assomiglia molto a quella di un santone orientale, ma la vera volontà non è cercare una fantomatica catarsi, bensì creare una realtà di sentimenti e desideri che esuli dalla semplice constatazione della vita come respiro e pensiero. Voglio scoprire una terza dimensione. Vedo la dimensione della realtà, posso appena percepire quella del pensiero, ma voglio tuttavia superarla, andare oltre e guardare cosa c’è oltre. Come i generarli in guerra, come una loro famosa tattica, voglio superare il mondo del pensiero e scoprire una terza dimensione sensoriale in modo da tagliare fuori i due mondi precedenti. Esiste un modo in cui la verità non abbia senso, in cui possa esprimere il mio desiderio di fuga e di conoscenza con la follia con il sogno con lo sgretolarsi della certezza.


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