Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
If you can dream - and not make
dreams your master,
If you can think - and not make thoughts your aim,
- Rudyard Kipling
Il penetrante odore della trementina
riempiva la stanza. Dalla grande finestra entrava la luce del mattino. Una delle
pareti era interamente occupata da una massiccia libreria in legno, alla quale
erano appoggiate delle tele appena abbozzate. Alcune avevano solo un fondo di
colore, altre lasciavano già intuire delle figure. Una pellicola grigia
ricopriva il pavimento, per evitare che qualche macchia di colore potesse
sporcarlo. Al centro della stanza, il cavalletto. Di fianco, un piccolo mobile,
a tre cassetti, con i colori. Primo cassetto: bianco, nero, grigi. Secondo
cassetto: gialli, rossi, terre. Terzo cassetto: blu, verdi, viola. Su di uno
sgabello, dentro un vaso, una cinquantina di pennelli, per la precisione
cinquantaquattro, ordinatamente disposti per grandezza e forma. Sul cavalletto
una tela. Bianca. Il sottile strato di gesso, colla e olio di lino, che sarebbe
servito da fondo, era appena asciugato. Sembrava incredibile che in quella
stanza, dove ogni cosa era inesorabilmente segnata da almeno una macchia di
colore, potesse esistere qualcosa di tanto perfetto. Davanti al cavalletto, una
sedia. E sulla sedia, un uomo. In mano aveva una matita. Fissava la tela, e
decise che sarebbe stato un ritratto, un ritratto di donna.
Il penetrante odore della trementina riempiva la stanza. Dalla grande finestra
entrava l’ultima luce della sera. Davanti al cavalletto un uomo, sul
cavalletto un quadro.
Rappresentava...
Rappresentava una giovane donna... Vent’anni, ventidue al
massimo. La pelle chiara e i capelli corvini contribuivano a rendere dolce la
sua figura. Il Pittore passò ore - ore - ad osservarla. Quasi come in un
sogno, quando hai paura che, d’un tratto, tutto attorno a te svanisca. Quasi
come quando sei felice e, nel momento stesso in cui ascolti la musica della tua
risata, hai paura che tutto finisca. E - ad ogni sguardo - il Pittore andava
rinchiudendosi nella gabbia di cristallo, finta fittizia gioia che lui stesso si
era fabbricato.
Rappresentava una giovane donna. Due occhi bruni che
guardavano lontano... Da quello sguardo l’avresti detta molto
timida. il Pittore provò ad immaginare il carattere della sua Creatura, una
ragazza un po’ insicura, ma con cui avrebbe potuto avere interminabili
discorsi, senza mai saziarsi del suono della sua voce. Se qualcuno le avesse
detto quanto era bella, probabilmente sarebbe arrossita.
Rappresentava una giovane donna. Due occhi bruni che
guardavano lontano. Indossava un lungo abito da sera... L’avrebbe
potuta conoscere di notte, ad una festa, in un ampio cortile illuminato da
grandi fiaccole. E si sa che alla luce del fuoco tutti i volti appaiono buoni.
Pacato chiaroscuro di colori, il fuoco addolcisce gli sguardi, e con essi i
sentimenti. I loro occhi si erano incontrati per caso. Non avrebbe potuto dire
con precisione per quanto tempo erano rimasti a guardarsi. Poi, lui le si era
avvicinato, con la voce che tremava
- Ti stavo aspettando
- Anch’io
Rappresentava una giovane donna. Due occhi bruni che
guardavano lontano. Indossava un lungo abito da sera. Sullo sfondo una stanza
con un grande letto di mogano... Avevano parlato per ore, gli occhi
fissi l’uno sull’altra. Lei era una pianista. Davvero? Che compositori le
piacevano? Ravel, Schumann, ma soprattutto Debussy. Lui spesso metteva un disco
di Debussy, come sottofondo, mentre dipingeva. No, era un pittore? Sì, era un
pittore. Le sarebbe piaciuto molto vedere un suo quadro.
- Se ti va di venire a casa mia, lì ce n’è uno che ho finito da poco.
Le andava.
Rappresentava una giovane donna. Due occhi bruni che
guardavano lontano. Indossava un lungo abito da sera. Sullo sfondo una stanza
con un grande letto di mogano. Le lenzuola erano disfatte... Erano
rimasti sdraiati per ore, sul letto, uno accanto all’altra. Ognuno sentiva il
corpo dell’altro, il suo calore. Avevano giocato fra le pieghe delle lenzuola,
con i cuscini. A un certo punto, si erano fermati, contemporaneamente, quasi
come se si fossero messi d’accordo. Un sorriso impalpabile sul volto di lei.
La baciò.
Il quadro rappresentava una giovane donna. Due timidi
occhi bruni che guardavano lontano. Indossava un lungo abito da sera. Sullo
sfondo una stanza con un grande letto di mogano. Le lenzuola erano disfatte.
Dalla finestra si vedeva la strada, giù di sotto, piena
di gente. La gente? Giù dalla finestra del suo studio, nella strada,
la gente passava sul serio. Era stata una giornata calda, ma ora il sole stava
lentamente tramontando dietro i tetti delle case e - d’un tratto - la strada
si era popolata. il brusio dei passanti arrivò fino al suo orecchio, e lo
distolse dai suoi pensieri. Quasi stordito, il Pittore si alzò, avviandosi a
passi lenti verso la finestra. Si affacciò e si mise ad osservare i passanti.
Solo in quel momento lo capì. Capì che la sua donna era finta, che il suo
amore era finto. La gente che camminava lungo la strada, quella era vera. La
gente che era uscita nella brezza del crepuscolo era vera. Uomini, donne,
bambini. Camminavano, si salutavano, parlavano. Loro erano veri. Quattro ragazze
che bisbigliavano concitatamente a proposito di qualche ragazzo. Loro erano
vere. Due bambini, con il naso schiacciato sulla vetrina del negozio di
giocattoli, in fondo alla via. Loro erano veri. Ma la sua donna no. Lei era
solamente un quadro. Una sottile pellicola di colore stesa su una tela di
canapa. Come poteva innamorarsene? No, non poteva prendersi in giro così. Era
crudele rinunciarle, ma la più grande bugia è mentire a se stessi. La verità
può fare male, ma non bisogna mai mentire a se stessi. Quella è la bugia più
grande, la più maledettamente spregevole.
Però... Però in fondo, cosa sarebbe cambiato? L’importante non è la
verità, l’importante è essere felici. E lui, davanti a quella donna, si era
sentito felice come mai prima di allora. Sarebbe bastato così poco. Quasi
nulla: rinunciare a quella gente, inutile ma vera, per abbandonarsi a
quella donna. No, no, no, la più grande bugia è mentire a se stessi. Continua
a ripeterlo, o cederai alla tentazione. La più grande bugia è mentire a se
stessi. E’ convincersi che le cose possano continuare quando in realtà sono
già finite. La più grande bugia è mentire a se stessi. E’ convincersi di
essere forti quando non lo siamo. La più grande bugia è mentire a se stessi. E’
convincersi di essere eterni. La più grande bugia è mentire a se stessi. E’
convincersi che una sconfitta sia in realtà una vittoria. La più grande bugia
è mentire a se stessi. E’ convincersi che un quadro sia vero.
Però... Però in fondo cosa sarebbe cambiato?
Rappresentava una giovane donna. Due timidi occhi bruni
che guardavano lontano. Un lungo abito da sera. Sullo sfondo una stanza
con un grande letto di mogano. Le lenzuola erano disfatte. Dalla finestra si
vedeva la strada, giù di sotto.
Una strada deserta.