Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”
Primo Classificato sez. prosa


“LE PAROLE PER DIRLO”
Paola Molteni - 5a F


Lui non parlò per tutto il tragitto. E io neppure. Non avevamo bisogno delle parole. 
Parlare avrebbe rovinato quello che avevamo dentro di noi.
L'autobus stava aspettando nel vialetto della scuola, ma non aveva ancora caricato gli studenti. Il conducente ci salutò sventolando la mano e lui corse su a mettere sul sedile le sue cose. Poi ridiscese dall'autobus, tornando verso di me. 
Mi guardò tutta, riparandosi gli occhi dalla luce. lo guardai lui. Fu un attimo di eternità nella luce splendente del sole. "Ciao", disse con un filo di voce. 
Mi lasciai cadere nelle sue braccia, stringendolo forte. Sentivo il cuore rimbombarmi nelle orecchie e un nodo in gola non mi permetteva di parlare. Lo lasciai, e lui corse verso l'autobus. Corse fino ai gradini, ma poi, quando cominciò a salire, si fermò. Mi guardò. L'eternità sembrava dividerci. Lui sorrise appena, in modo strano. Un secondo dopo se n'era già andato; salì in fretta le scale dell'autobus e scomparve. A momenti vedevo la sua faccia al finestrino posteriore, schiacciata contro il vetro. 
Il conducente chiuse le porte e l'autobus cominciò a rombare. "Ciao", si leggeva sulle sue labbra. Non saprei dire se stesse piangendo. Una mano si agitava, prima freneticamente, poi più lentamente. lo sollevai la mano e sorrisi, mentre l'autobus svoltava e scompariva alla vista. 
"Ciao, ciao", dissi, le parole quasi impercettibili che premevano per uscire dalla mia gola strozzata.
Poi mi girai e tornai indietro.


[home]