Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”


“LE PAROLE PER DIRLO”
Alessandro Ronsisvalle - 1a L


Le parole per dire che al giorno d'oggi il mondo è basato su due aspetti ben diversi: ricchezza e condizioni vitali più che favorevoli nei paesi industrializzati ed estrema povertà affiancata da una pessima qualità della vita nel cosiddetto "Terzo mondo". Come reagiamo noi cittadini d'Italia (uno dei paesi membri del G-8) di fronte a questo problema? Quali soluzioni possiamo proporre per risolvere la situazione o per almeno attenuare le conseguenze?
Io e la maggior parte dei miei coetanei che abitiamo in un paese industrializzato siamo abituati a svegliarci ogni mattina in un bel letto, posto all'interno di un'abitazione confortevole, la quale è dotata di tutti i servizi che consentono lo sviluppo di una vita che noi definiamo "normale" ma che per altri può considerarsi addirittura lussuosa. Proviamo infatti a pensare al fatto di non poterci lavare perché la più vicina fonte d'acqua dista chilometri e inoltre è per il più delle volte inquinata da sostanze portatrici di malattie; oppure di non avere cibo a sufficienza per nutrirci almeno una volta al giorno in quantità contenute.
Immaginiamo di non avere assistenza scolastica e sanitaria a causa della mancanza di strutture apposite. Penso in tal caso che dobbiamo riflettere prima di sprecare cibo e acqua o prima di concederci cose superflue, vizi o beni di non stretta necessità.
Queste potrebbero sembrare senza dubbio frasi fatte o parole che messe assieme sembrano il frutto di un puro concetto di ipocrisia, ovvero parole che esprimono delle raccomandazioni facili da fare ma poi ben difficili da concretizzare.
Tanto per darvi un esempio pratico, domandatevi quanti di voi possiedono, all'interno della vostra famiglia, più di due automobili; o se un bambino italiano in media possiede più oggetti, servizi, vestiti di quanto ne abbia bisogno.
Voglio quindi farvi capire che il problema della divisione del mondo fra ricchezza e povertà è talmente grande e persistente da talmente tanto tempo, che noi la sottovalutiamo, non ci pensiamo perché non lo riteniamo di nostra competenza.
E' per questo che voglio ricordarvi che secondo le ultime fonti disponibili della "Human Developement Report" del 2001, tutti i cittadini dei paesi dell'Africa sub-sahariana dispongono di circa la metà delle calorie consumate in media da un italiano; che in Egitto, India, Angola ed Etiopia la popolazione che non ha accesso ai servizi sanitari supera l'80% e che a questa privazione si somma anche la mancanza di accesso all'acqua potabile che, nei due paesi africani affligge oltre il 60% della gente.
Che la percentuale più alta di diffusione del virus dell'AIDS si riscontra in Botswana dove ne è vittima oltre un terzo della popolazione adulta e a questa malattia si affiancano la tubercolosi e la malaria. Che infine in alcuni paesi dell'Africa sub-sahariana l'analfabetismo colpisce oltre il 70% delle donne e circa il 50% degli uomini.
Dobbiamo quindi ringraziare chi si occupa di inviare beni di consumo nei paesi sottosviluppati, i volontari che offrono servizio e assistenza alla gente e soprattutto ai bambini, il futuro del nostro mondo, chi progetta di costruire nuove strutture ospedaliere, nuove scuole e impianti pubblici di servizio dell'acqua potabile e chi invia aiuti umanitari e viveri.
Perciò anche noi dobbiamo contribuire nel nostro piccolo ad aiutare i bisognosi cercando di migliorare la situazione. Sono quindi sicuro che saremo tutti più felici e fieri di aver dato un sorriso a chi ormai non sperava più in niente.


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