Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
Le parole per
dire che al giorno d'oggi il mondo è basato su due aspetti ben diversi:
ricchezza e condizioni vitali più che favorevoli nei paesi industrializzati ed estrema
povertà affiancata da una pessima qualità della vita nel cosiddetto
"Terzo mondo". Come reagiamo noi cittadini d'Italia (uno dei paesi
membri del G-8) di fronte a questo problema? Quali soluzioni possiamo proporre per risolvere la situazione o per almeno
attenuare le conseguenze?
Io e la maggior parte dei miei coetanei che abitiamo in un paese
industrializzato siamo abituati a svegliarci ogni mattina in un bel letto, posto
all'interno di un'abitazione confortevole, la quale è dotata di tutti i servizi
che consentono lo sviluppo di una vita che noi definiamo "normale" ma
che per altri può considerarsi addirittura lussuosa. Proviamo infatti a pensare
al fatto di non poterci lavare perché la più vicina fonte d'acqua dista
chilometri e inoltre è per il più delle volte inquinata da sostanze portatrici
di malattie; oppure di non avere cibo a sufficienza per nutrirci almeno una
volta al giorno in quantità contenute.
Immaginiamo di non avere assistenza scolastica e sanitaria a causa della
mancanza di strutture apposite. Penso in tal caso che dobbiamo riflettere prima
di sprecare cibo e acqua o prima di concederci cose superflue, vizi o beni
di non stretta necessità.
Queste potrebbero sembrare senza dubbio frasi fatte o parole che messe assieme
sembrano il frutto di un puro concetto di ipocrisia, ovvero parole che esprimono
delle raccomandazioni facili da fare ma poi ben difficili da concretizzare.
Tanto per darvi un esempio pratico, domandatevi quanti di voi possiedono,
all'interno della vostra famiglia, più di due automobili; o se un bambino
italiano in media possiede più oggetti, servizi, vestiti di quanto ne abbia
bisogno.
Voglio quindi farvi capire che il problema della divisione del mondo fra ricchezza e
povertà è talmente grande e persistente da talmente tanto tempo, che noi la
sottovalutiamo, non ci pensiamo perché non lo riteniamo di nostra competenza.
E' per questo che voglio ricordarvi che secondo le ultime fonti disponibili
della "Human Developement Report" del 2001, tutti i cittadini dei paesi
dell'Africa sub-sahariana dispongono di circa la metà delle calorie consumate in
media da un italiano; che in Egitto, India, Angola ed Etiopia la popolazione che
non ha accesso ai servizi sanitari supera l'80% e che a questa privazione si somma
anche la mancanza di accesso all'acqua potabile che, nei due paesi africani
affligge oltre il 60% della gente.
Che la percentuale più alta di diffusione del virus dell'AIDS si riscontra in
Botswana dove ne è vittima oltre un terzo della popolazione adulta e a
questa malattia si affiancano la tubercolosi e la malaria. Che infine in alcuni
paesi dell'Africa sub-sahariana l'analfabetismo colpisce oltre il 70% delle donne
e circa il 50% degli uomini.
Dobbiamo quindi ringraziare chi si occupa di inviare beni di consumo nei paesi
sottosviluppati, i volontari che offrono servizio e assistenza alla gente e
soprattutto ai bambini, il futuro del nostro mondo, chi progetta di costruire
nuove strutture ospedaliere, nuove scuole e impianti pubblici di servizio
dell'acqua potabile e chi invia aiuti umanitari e viveri.
Perciò anche noi dobbiamo contribuire nel nostro piccolo ad aiutare i bisognosi
cercando di migliorare la situazione. Sono quindi sicuro che saremo tutti più
felici e fieri di aver dato un sorriso a chi ormai non sperava più in niente.