Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”


“PER LA VIA NELLA CAMPAGNA”
di Gabriele Bambina - 3a F

Introduzione

Ho deciso di presentare questa poesia al concorso letterario della scuola quando ho scoperto che il tema centrale del concorso era il viaggio. Stavo infatti scrivendo una canzone che parlava di un pittore che un giorno dipinse su un quadro una donna bellissima, della quale si innamorò, e decise dunque di viaggiare per cercarla.
Lì per lì non sapevo assolutamente come portare a compimento il viaggio e che significato attribuirgli e lasciai quindi perdere la canzone.
Quando però ho sentito quale fosse il tema centrale del concorso mi si è aperta la mente ad una idea di viaggio più grande di quella che avevo in precedenza avuto e ho continuato la canzone seguendo una nuova chiave di lettura e un nuovo significato che mi è particolarmente piaciuto.
Nello scriverla ho cercato di ricreare uno stile (se mi è permesso) un po’ poetico rispetto ad una normale canzone e ne è venuta fuori la poesia in seguito riportata.
Alla poesia segue un testo in prosa (partecipante anch’esso al concorso in qualità di “prosa”) la quale spiega il significato della poesia e svolge il tema in maniera diversa.
Siccome inoltre la poesia può sembrare , in certi versi, poco chiara, ne ho riportato la parafrasi (soltanto per i versi più complessi) e un commento riguardante le caratteristiche legate alla forma.

POESIA

Per la via della campagna
Splendeva alto il sole dell’estate;
Le ali d’oro dei campi cingevano
I cipressi, serpeggianti verso il cielo;
Ardevano tulipani baciati dal volo di splendide farfalle.

E un uomo sedeva... per la via nella campagna;
e la sua mente su una tela si spiegava. [1]

Ma quei colori sfolgoranti
Logoravano un dipinto di tristezza...

Tra i dorati campi sedeva un uomo tormentato
Che dava la sua vita a quel paese. [2]
Afflitto, sfregava con sferzate di pennello
Quella tela traboccante di travaglio.
E tutti i suoi giorni lì vedeva passare:

Come un passero solitario in una buia e fredda gabbia
Prova brama di librare libero tra i venti,
Similmente il cieco triste cerca dalla vita una ragione.[3]
Ma non vede, nell’ombra dei suoi passi, quella via nella campagna
che lo porti alla salvezza.

Chiuso in se stesso sta l’uomo sofferente, [4]
E viaggia col pensiero nel suo io, solo compagno. [5]

Ma [6] un giorno, in estate ancora piena,
la sua mente si riflesse sul dipinto
in una donna, serena come la tiepida luce del sole,
aveva i capelli del più limpido grano,
negli occhi il turchino di quel cielo di campagna;
e lo chiamava, lo chiamava, lo chiamava... [7]
E scavando nel pensiero egli trovò in lei la sua ragione
...e allora decise di partire.

Lui cercava una ragione alla sua vita
E se esistesse sarebbe lei soltanto.
Lui voleva trovarla e lasciare il suo tormento nel passato...

Per la via nella campagna
Era il mattino di un giorno nuovo...

Lui viaggiava ma lei non compariva.
Quella forma perfetta che aveva rapito la sua mente
non sembrava esistere...

Stroncato [8] dalla sua angosciosa vita incontrò una compagnia;
erano uomini ma non erano come gli altri...
sembravano così felici...
Lungo la strada loro cantavano, ballavano e ridevano,
come se qualcuno avesse risposto, pian piano, alla loro domanda.
La loro unione li rendeva unici...

Mai nella sua vita aveva cantato attorno a un fuoco;
e quel giorno ritrovò una pienezza di un’anima da troppo dimenticata,
che accese nel suo cuore una fioca scintilla... [8]

Continuava a errare per un mondo a lui sinistro
Afflitto da una ricerca senza fine, [9]
fin quando, sulla strada per il monte,
vide un uomo, grinzoso anch’egli sotto il suo stesso castigo, [10]
guardare in alto il sole al suo tramonto;
e dire: “la mia vita è stata fallimenti e morte,
e ora volge dritta all’ombra eterna; [11]
ma quando la rossa stella si volge sotto il monte,
vedo la pace che ho sempre cercato,
e il mio cuore brilla ancora di vita...
ogni giorno questo accade, ed io per questo
trovo ancora una ragione lungo il mio cammino”.

Si volse a quel parlare e continuò per la sua strada, [12]
ma nel cuore ora teneva una debole fiammella... [13]

Intorpidito dai suoi affanni [14] giunse in una valle,
e gli fu dinnanzi un paesaggio desolato;
case diroccate tumuli di morti
e un’aria grondante di preghiere e pianti.
In quell’oasi di dolore un uomo,
che aveva inteso il suo malanno, [15]
camminò verso di lui e con poche frasi
estinse anche per poco le urla ed i lamenti: [16]
“Hai visto, ahimè, una straziante guerra,
e per miracolo sono ancora vivo...
Ma dopo ciò che ai miei occhi è apparso,
ringrazio per ogni pietra che tocco in questa strada!”

E detto questo se ne andò lasciando il povero pittore
Perso in quel paesaggio ormai smembrato,
che gli lasciò nel cuore un torbido ricordo:

Ma quel ricordo permise alla fiammella che in lui ardeva
Di bruciare ancor di più di un nuovo desiderio per la vita. [17]

Da quel momento si rimise sui suoi passi,
e viaggiava con una piaga che nel cuore sempre meno gli doleva. [18]
Viaggiò per pascoli e vigneti, per strade e per sentieri,
città e campagne, e fece molti incontri,
e chiese, chiese, chiese della donna di cui si era innamorato. [19]
Viaggiando, il mondo gli si rese familiare,
ma comunque continuava a disprezzarlo,
piangendo, nel porto d’ombra ove giaceva la sua anima.

Vide una città, di una tal cruda perdizione
Da rischiare di far cessare quel bene che in lui ardeva.

Tornato quasi cieco, continuava a cercare le sue risposte
Ma trovava solo un immobile silenzio.
Finché i suoi occhi incrociarono lo sguardo di chi,
in un triste passato, quello sguardo aveva sopportato. [20]

E questi, con voce di una pace ancor lontana:
“Tanto tempo ho vissuto nell’ombra della mia tana,
nell’oblio di una vita,
che sembrava fiori, ma era solo fango; [21]
poi un uomo in bianche vesti mi guidò verso la via, [22]
e con essa scoprii la luce a cui il mio cuore ha sempre teso,
non a quell’ombra vestita di folgore, che inganna cuore e mente, [23]
ma alla vera vita, intrisa di domande...
domande di vera felicità.

A quei versi risuonava in lui il tepore [24] di un fuoco che sempre più avvampava; [25]
così, percorso sempre più da una sete per la vita, il suo migrare continuò; [25]
e nei sobborghi di un paese mutilato dai mattoni a dall’inverno [26]
incontrò un povero ragazzo, con un male che piano piano lo portava verso il cielo,
lamentarsi di una vita che non avrebbe mai compiuto, [27]
e piangere, piangere, piangere amaramente...
Veniva dala zona in cui il pittore era cresciuto,
e non voleva altro che ammirare gli aurei campi di un passato vivo e puro...

Quel giorno si spiegarono le tele del pittore, [28]
tenute via con se per tutto il viaggio,
ed un dipinto divenne il salvatore, [29]
per un ragazzo che piangeva di gioia nel vedere la pittura,
che disse: “Grazie a te potrò vivere felice
questi ultimi giorni di vita,
ricordando la mia via nella campagna
e quella luce...
che mi fu tanto cara...”

Commosso, il pittore aveva inteso
Che nella sua vita qualcosa era cambiato,
E crebbe nel suo cuore il calore della vampa. [30]

Allora si destò colui che era tormentato
Con l’animo rivolto verso il sole, [31]
ed una donna gli venne incontro,
splendente e misteriosa come l’alba ed il tramonto,
e si fermò con lui a parlare
ammirando un paesaggio tinto di riflessi di mistica purezza. [32]
Fissarono quella immensità mentre lei parlava:
“Non cercare altrove ciò che sempre hai avuto;
davanti a questa immensità hai capito finalmente
la bellezza di quel mondo che hai sempre disprezzato,
la bellezza di una vita che ora puoi ricominciare,
la bellezza di una risposta che si fa sempre più vicina.
Ogni cosa è qui per te, per me, per tutti...
Basta solo guardarla con lo sguardo di chi ama la vita fino in fondo...
...ed ora, amico mio, ora sei libero di tornare”.

Un momento di silenzio,
e poi il rintocco dei passi di lei che se ne andava,
e lui, con la mente arsa di palpiti e pensieri,
stette molto a lungo su quel colle...
Poi, ormai con un braciere che nel cuore traboccava di speranza, [33]
si rimise in cammino,
e pensava, pensava, pensava...

Quando un giorno, alla idi di Aprile, si trovò dinnanzi
Quella via nella campagna
Che gli stava donando nuova vita,
che gli stava aprendo gli occhi a un mondo nuovo,
che, se prima era tormento, ora è speranza. [34]

Guardò il dipinto della donna che lo mosse,
E vide un senso della vita che forse aveva trovato. [35]
Un’aria tinta di freschezza sussurrava sul suo volto,
mentre lui vedeva il suo paese con gli occhi di colui che adesso annega
nel mare di un’anima libera,
che ha scoperto la pienezza della vita;
e in quell’infinità, con una pace fino allora mai provata...
...andò a dormire.

PROSA

Un uomo viveva la sua vita logorato da un triste pessimismo esistenziale.
Quest’uomo era un pittore, e trascorreva i suoi giorni nelle campagne, a dipingere ciò che osservava e, almeno in minima parte, gli faceva provare un bagliore di felicità. Il dipingere era forse l’unico modo che permetteva al suo pensiero di non crollare in una misera disperazione. Si sentiva chiuso in gabbia, come un uccellino che non può spiccare il volo, e, allo stesso modo, lui era chiuso tra le sbarre della sua mente che ormai, col tempo, erano divenute troppo fitte per potere essere sbaragliate.
Quest’agonia di vivere che non trovava pace in niente, che portava solo delusioni nella vita e un’amara solitudine un giorno si concluse; e nel Luglio di una calda estate. forse troppo bella per degli occhi ormai corrosi dalla disperazione, il pittore si uccise, e pose una triste fine al suo travaglio...
NO !!! Non accadde come quando, il 29 Luglio 1890- uno dei più grandi pittori della storia, Vincent Van Gogh, si fece vincere dal suo mal di vivere.
Questa è un’altra storia; qui il pittore era sì sul punto di fare il doloroso passo verso il baratro del non ritorno, ma vide qualcosa che lo distolse ... Una donna, una donna che, non so come, si era immaginato, trasferendole nel volto e nello sguardo quel caratteri che a lui mancavano, dei quali sentiva il richiamo-, quel caratteri che lo completavano.
Bè, è logico pensare che se incontri una donna con queste caratteristiche non puoi fare altro che innamorartene, e lui se ne innamorò, e decise di lottare per trovarla. di faticare per, trovare colei che sembrava essere la sua ragione di vita.
Provava felicità all’idea di trovarla, e così, decise di partire...
Purtroppo la sua chiusura verso il mondo lo aveva immerso in un’illusione troppo azzardata, e la sua felicità durò per poco, in quanto lei sembrava non esistere.
Non aveva viaggiato molto; lui il mondo non lo conosceva, non sapeva quanto fosse grande o piccolo e, in verità, non gli importava ... Quello che importava era che lei non c’era, e basta!!!
Questo era un buon motivo per richiudersi nella disperazione precedente, interrotta per poco da un’illusione che sembrava ormai vana.
Probabilmente stava già pensando di tornarsene indietro quando incontrò degli uomini sulla strada-, uomini e donne felici, che cantavano e ballavano, persone coinvolgenti che fecero provare all’uomo una sensazione di pienezza interiore, di pura gioia, tanto che egli dimenticò, anche solo per poco, la sua miseria.
Non ci volle perché il poveruomo, lasciata quella brava gente, ricadesse nella sua angoscia; ma almeno non tornò indietro, e continuò ad andare, avanti , forse per inerzia fin quando vide un uomo che fissava il Sole mentre tramontava dietro un alto monte. Scoprì che per quell’uomo bastava vedere un monte meraviglioso coperto da un Sole che tramontava per trovare una buona ragione per vivere ogni giorno che passava.
Chissà che cosa avrà pensato, lì per lì lo avrà preso per un pazzo. ma, un giorno. il pittore afflitto si sarebbe ricordato anche di quell’uomo che guardava il tramonto con occhi luccicanti.
Continuando allora il suo perpetuo peregrinare incappa in un paese devastato da una atroce guerra e vede cose che lo sconvolgono e lo lasciano pietrificato.
Un uomo gli fece capire quanto egli stesse bene, in confronto a quel poveretti ai quali la guerra ha portato via la casa, la famiglia, la salute e la vita stessa.
Fu forse in quell’occasione che il pittore ebbe modo di riflettere sull’importanza della vita, e il ricordo di quell’orrore “permise alla fiammella che in lui ardeva di bruciare ancor di più di un nuovo desiderio per la vita”, una fiammella che, man mano, si va sempre più ingrandendo, fino a quando, alla fine del suo viaggio diviene “un braciere traboccante di speranza”.
Ecco quindi che il cuore comincia ad aprire le sue porte ad un autentico desiderio di vivere che ossigena quella fiamma che era nata e la rende sempre più vigorosa. quella fiamma che simboleggia il desiderio dell’uomo di vivere pienamente la sua esistenza.
Il suo viaggio quindi continuò per molto tempo, ma il pittore incontrò ambienti troppo sinistri per continuare a portare alto nel suo cuore il suo desiderio di vita; la città e i suoi sobborghi non erano affatto ambienti che lo rasserenavano, anzi, lo resero quasi cieco, come prima di partire.
Ma anche questa volta qualcuno lo destò, prima con lo sguardo e poi con le parole, qualcuno che, in passato, era stato nella sua stessa situazione, ma che poi, grazie all’incontro con qualcuno che sapeva cosa fosse la vera vita, cambiò, ed ora si sentiva un uomo vero.
Questo enigmatico personaggio colpì molto il pittore che tornò ancora forte di speranza, e continuò il suo viaggio...
Era inverno ormai, e nell’aria gelida e agghiacciante il pittore scoprì ancora di più il calore della vita.
Incontrò un ragazzo malato e in fin di vita, proveniente dalla stia stessa campagna e che non desiderava altro che poterla rivedere.
Fu allora che l’uomo tirò fuori un dipinto che aveva portato con se e glielo mostrò, riempiendo di gioia il cuore del ragazzo.
Scoprì solo allora di essere nato per uno scopo, e anche se questo fosse stato soltanto il rendere felice un ragazzo in punto di morte, era un buon motivo per il quale era e sarebbe valsa la pena di vivere.
Finalmente si sentì appagato e provò una sensazione indescrivibile, una sensazione che, pochi mesi prima, per lui, non sarebbe mai potuta esistere.
Fu proprio dopo quei momenti che il pittore trovò il compimento del suo viaggio-. davanti ad un paesaggio mistico e surreale incontra una donna, ancor più misteriosa ed enigmatica dell’uomo di città. Non si sa chi ella fosse, o perché fosse lì in quel momento; ma era lì e il resto no importa. era lì, e guardando l’uomo con sguardo misterioso gli rivelò cosa fosse la bellezza della vita, gli rivelò che la vita è un dono, un privilegio, e, ricordando i suoi passati incontri, il pittore trova un vero senso alla sua vita.
Così quell’uomo, che un tempo era tormentato, torna alla sua via nella campagna e respira quell’aria di vita che lì vi era da sempre, ma che non aveva mai saputo cogliere.
Non vedette più quella misteriosa donna, ma capì che la sua ricerca era finita, capì che in realtà ciò che desiderava era una risposta...
Una risposta che lui ora tiene con se e che finalmente ha trovato, trovando così anche la sua pace.
La poesia è una metafora del cammino della vita, volto a trovare la felicità, la quale si cerca attraverso una domanda, ma alla quale non si può giungere da soli-, è l’incontro con un’altra persona che caratterizza la nostra vita e che caratterizza la salvezza.
Non si arriva a nulla da soli, ma accompagnati da un incontro.


Breve commento riguardante le caratteristiche formali

La poesia è costituita da strofe irregolari, 6 versi irregolari e poche rime sparse. Questa forma è dovuta al fatto che in origine la poesia doveva essere una canzone (lo è anche adesso, anche se qui gode di espressioni più ricche). Il cuore, l’anima, il dolore e il desiderio sono temi centrali della poesia accompagnati spesso e volentieri da termini legati al campo semantico del fuoco e dell’ardere, e da termini legati allo stato psicologico del pittore e di coloro che incontra nella poesia, e sopratutto in alcuni versi, sono presenti diversi significati sublimali ed espressioni particolari che, purtroppo, a causa del poco tempo che mi rimane, non posso trattare a dovere e che quindi mi risparmio anche di elencare.
Credo comunque di essere riuscito a spiegare, abbastanza esaurientemente, il contenuto fondamentale e le caratteristiche principali della poesia.

Conclusioni

Ringrazio innanzitutto gli organizzatori del concorso che, attraverso questa iniziativa, mi hanno permesso di lavorare su una canzone che mi è molto piaciuta.
Purtroppo ho finito il lavoro troppo tardi, tanto che, come si può notare, è scritto in gran parte a mano e di fretta.
Non ho potuto soffermarmi su aspetti che mi interessavano particolarmente, anche se magari non erano aspetti di particolare rilevanza.
Sicuramente il lavoro sarà pieno di errori di punteggiatura, di espressioni e di termini ripetitivi in quanto è stato, in parte, eseguito di fretta.
Il lavoro è stampato in blu in quanto la stampante si è rotta e funziona male.

Note

[1] Le sottolineature “_” indicano le “allitterazioni”
[2] L’unico scopo nella sua vita era il dipingere i paesaggi della zona in cui viveva.
[3] Il pittore è ormai accecato dalla sua disperazione.
[4] Uso di termini aspri, che sottolineano la sua amarezza di vivere; sono usate anche allitterazioni.
[5] L’unica cosa che fa è scavare nella sua interiorità, la quale gli reca solo ancora più dolore.
[6] Svolta
[7] Non a caso il verbo è ripetuto tre volte. Il tre infatti indica l’elemento divino, a mio avviso indispensabile per giungere alla salvezza.
[8] Le espressioni sottolineano:
- La prima il travaglio dell’uomo
- La seconda un leggero cambiamento che, in lui, si comincia ad avvertire.
Espressioni simili ricorrono sempre, prima e dopo ogni incontro e, man mano il pittore procede nel suo viaggio, queste espressioni cambiano, sottolineando aspetti sempre più positivi del suo cambiamento.
[9] Il termine indica una afflizione interiore ma è meno negativo rispetto ai precedenti “stroncato dalla sua angosciosa vita”.
[10] Invecchiato anch’egli da un male di vivere che in passato lo aveva logorato.
[11] Ormai è vecchio e gli rimane poco da vivere
[12] Il soggetto è il pittore
[13] La fioca scintilla ora si è trasformata in debole fiammella.
[14] La definizione del suo stato d’anima ha un’accezione sempre meno negativa.
[15] Aveva capito quale fosse lo stato d’animo del pittore.
[16] Il pittore, sentendo il suo parlare, per poco non fece caso al mondo desolato circostante.
[17]Ecco che la fiammella comincia realmente ad avvampare.
 [18] Un notevole cambiamento segnato da questo passaggio, nel quale passa dall’essere “intorpidito nei suoi affanni” all’avere una piaga che gli duole sempre meno.
[19] Triplice ripetizione del verbo “chiese” che ricalca sempre l’intervento divino.
[20]    Anche quest’individuo ha avuto un passato analogo al suo, ed è infatti capace di riconoscere lo sguardo di un uomo tormentato in quanto egli stesso ha avuto quello sguardo per molto tempo.
[21] Contrasto tra una felicità fittizia, che non porta a nulla, e il fango, che rappresenta la vera natura di quella felicità fittizia.
[22] L’uomo in bianche vesti va liberamente interpretato, può essere una figura religiosa, un’apparizione mistica ma anche un normalissimo individuo.
[23] Riferito sempre a quella felicità finta in cui l’uomo trascorreva la sua vita contento di nulla.
[24] Espressione ossimorica
[25] Lo stato d’animo del pittore subisce qui un’ulteriore svolta.
[26] Paese dove la vastità delle costruzioni e l’inverno hanno creato un clima triste con quasi totale assenza dell’elemento naturale, affogato nelle costruzioni dell’uomo.
[27] Gli rimaneva poco da vivere.
[28] Il pittore tirò fuori dei suoi quadri che aveva portato con sé ma che non aveva mai tirato fuori.
[29] Un dipinto, raffigurante la campagna, illuminò gli occhi del ragazzo che si commosse di felicità.
[30] Il pittore viene totalmente rinvigorito da questo incontro nel quale capisce che anche la sua vita ha uno scopo.
[31] L’animo dell’uomo è fortemente rinvigorito tanto che quella fiamma che in lui ardeva ora tende verso il sole.
[32] Incontra questa donna davanti ad un paesaggio indescrivibilmente bello, misterioso come la donna stessa.
[33] L’apoteosi dell’anima del pittore che vede ormai il suo viaggio compiuto.
[34] Ora vede, tra quei campi dove prima, afflitto, passava i suoi giorni, la speranza di una vita da vivere pienamente.
[35]Qui vede trasformare la donna di cui si era innamorato, in un desiderio di felicità.


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