Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”


“IL VIAGGIO”
di Giona Casiraghi - 1a H


Nella polvere.
La strada davanti, infinita.
Intorno nessuno. Solo io con la mia merce e il mio dromedario.
Arrivo in un piccolo villaggio, c’è un pozzo e mi fermo a bere. Un gruppo di persone mi si avvicina; sono tutte donne, con tuniche colorate e un velo davanti al viso. Vanno a prendere l’acqua con un vaso sopra la testa. Poco dopo riparto, sto seguendo la strada da pochi minuti quando mi trovo dinanzi a un bivio. Devo andare a destra o a sinistra? Non lo so. Non ricordo più le parole del mercante che mi ha indicato la via dopo avermi consegnato dei gioielli da vendere. Tiro a sorte e vado a destra. Sto andando incontro ad una città. Da lontano non riesco a capire se è la città giusta; ma più mi avvicino più la riconosco. I colori e i suoni dei bazar mi sono famigliari.
Quando comincio a vedere la piazza principale sento aumentare il rumore. Non appena entro nel mercato il vociare si fa quasi assordante.
Ci sono centinaia di mercanti che vendono qualunque cosa. L’odore acre delle bancarelle di carme mi pizzica le narici. Di fianco a me due mercanti trattano animatamente il prezzo per un gran numero di datteri.
Finalmente incontro il mio uomo: un omone vestito di bianco con un ridicolo cappellino rosso. La sua faccia è segnata da tante giornate al sole dei deserto e i capelli neri cominciano a scolorire.
Mi accoglie nella sua tenda e mi offre del thè e una pipa.
Io mi siedo e gli mostro la merce che ho portato. Gli piace, quindi gliela vendo. Esco dalla città riattraversando il mercato. Comincia a diventare buio e i mercanti illuminano le loro bancarelle con fiaccole e lampade a olio. Ho fame e compro qualche dattero per calmare lo stomaco.
Il tramonto crea degli strani colori nel deserto; le dune di sabbia bianca sembrano infuocate dal rosso del sole che scende sotto l’orizzonte.
Comincia ad alzarsi il vento. devo arrivare a destinazione prima che inizi la tempesta. il mio dromedario galoppa a velocità folle. Arrivo appena in tempo. Il vento è aumentato e ha cominciato a spostare la sabbia. Probabilmente domani le strade saranno coperte dalle dune e bisognerà cercarne altre.
L’uomo che mi ha dato la merce da piazzare viene a riscuotere la sua parte di guadagno.
Saldati i debiti me ne vado a dormire.
La mattina vengo svegliato dal rumore della città.
Quando esco dal mio alloggio la sabbia non c’è più. Invece c’è un frastuono assordante, centinaia di persone che camminano in fila, altre su carrozze o risciò. Mi butto nella folla e mi lascio trascinare dal flusso. Le strade sono immense, la luminosità e i colori degli edifici mi abbagliano. Cerco di capire dove sono. Nessuno intorno a me parla la mia lingua, tutti mi rispondono con strani suoni fissandomi straniti con i loro occhi a mandorla.
Continuo a vagare per la città, senza meta. Attraverso vie larghissime con alte pagode circondate da gente che prega; entro in stretti vicoli dove ci sono solo vecchie capanne che cadono a pezzi.
Muovendomi a caso sono arrivato ad un fiume. Lo voglio attraversare, non vedo ponti. Chiedo ad un barcaiolo di traghettarmi sull’altra riva. è un vecchio uomo, non molto alto, ha i capelli completamente bianchi e gli occhi color del carbone con dei bagliori simili a fiamme nell’iride. Come compenso mi chiede un dischetto di bronzo che ho al collo. Glielo cedo volentieri. Salgo sulla sua barca. Somiglia ad una grossa canoa con una vela.
Il tempo e l’acqua hanno corroso tutte le parti di metallo e le tavole di legno del fondo cominciano a marcire. Mi fa segno di stare attento a non cadere nel fiume. Il vento spinge con forza la barca attraverso la corrente e in pochi minuti metto piede sull’altra sponda. Qui non vedo nessuno. Le case sono scure e silenziose. Comincia a scendere la nebbia, molto fitta e fa freddo. Sento di essere seguito. Dietro di me vedo un gran numero di ombre. Ho paura: comincio a correre riattraversando la città nera, da ogni casa escono ombre che mi inseguono. Torno al punto dove mi ha lasciato il barcaiolo. La riva dei fiume è diventata altissima e quella che prima era una spiaggia è diventata una ripida scogliera. Le ombre mi hanno quasi raggiunto. Ho sempre più freddo. Ora l’ombra più grande è vicinissima. Mi sta per toccare, faccio un balzo all’indietro e cado dalla scogliera. Riprendo i sensi. Sono nella capanna di un beduino. La tempesta di sabbia mi ha sorpreso in mezzo al deserto./p>


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