Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”
Secondo Classificato sez. prosa


“CAVALIERI NELLA NOTTE”
Gabriele Bambina 4a F


Ancora scintillante il sole accarezzava la sommità dei monti e il suo volto si specchiava sulle acque quiete del lago di Tarnhal.
“La calma” – sospirò un individuo chino sul ciglio della riva mentre sorseggiava i fumi inebrianti della sua pipa.
“La pace” – continuò attonito, parlando tra sé come anelando ad essa in virtù di un cattivo presagio.
“ …Come vorrei attingere ancora dalla tua fonte” – gemette infine quasi rassegnato mentre sedeva sulla fredda ghiaia lasciando i piedi ciondolare in quell’acqua delicata.
Poi dei passi disturbarono il suo pensiero, e una voce si frappose tra i germogli della sua testa: “Guarda il tramonto, amico mio, prima che giunga la notte, e con la sua falce ci strappi per sempre la luce del sole”. Alto e fiero stava un altro uomo sul ciglio della riva, gustando anch’egli gli inebrianti sapori di una pipa, sospirando, quasi a voler immergersi un’ultima volta in una brezza di quiete.
Le sue parole parvero smarrirsi lungo i passi del tempo, che scandivano il tramonto di un sole ora quasi scomparso.
Ormai il gorgoglio di vivide fiammelle lucenti sparì dall’acqua, e i monti all’orizzonte accolsero in grembo la grande stella, e la oscurarono con la loro imponenza.
I due uomini esalarono l’ultimo soffio di fumo quando il crepuscolo accolse sul suo manto le prime stelle.
E scese la notte con le sue legioni purpuree; e i cuori cominciarono a battere. Il tempo dei sospiri era finito!!!
Fu allora che quel volto, intento a fissare l’inesorabile fuga di scintille disperse nell’acqua, girò lo sguardo ora impavido e fiero.
E una voce gridò: “E’ giunta l’ora di impugnare le armi, mio comandante” – e uno dei due, il più anziano, si scostò con la possente mano il manto, ed estrasse una lucente spada dal fodero.
“L’ora è giunta, mio fidato Dain –sussurrò all’altro- è arrivato il momento di venire fuori.”
Salirono a cavallo i due uomini, e si addentrarono nella boscaglia che li circondava ad un passo dalla riva, la quale ormai accoglieva sul proprio ventre spettri di stelle.
Uno dei cavalieri era Gardrhal, un vegliardo, uno dei comandanti degli eserciti che formavano l’alleanza del Nord. Il suo vessillo era famoso tra i suoi nemici, che spesso tremavano al suo solo pensiero. Combatté tanta battaglie il comandante Gardrhal, per la libertà dei regni e del suo popolo, brandendo la più grande dignità e la più grande fierezza sulla punta della propria spada, con la quale tante volte aveva tolto vita ai figli del male. Il suo eroismo era ormai impresso nei suoi occhi. Ma quella sera qualcosa sembrava soffocare la passata fierezza di quell’uomo.Le ombre della notte si schieravano ora fitte sui ranghi del cielo, serrate. Forse le nebbie della luna nuova erano pronte ad avvolgere, durante quella notte, gli eserciti del Nord e ad infrangere la loro libertà. Per sempre.
Un corno riecheggiò nella vallata delle Querce Brune. Il comandante stava giungendo. Ivi stava l’accampamento dei battaglioni dei quali Gardrhal era il comandante; e questi, all’udire il boato del corno, si schierarono dinnanzi ad un colle; in nervosa attesa del loro primo condottiero, mentre già, di lontano, si udivano ruggiti di morte e scontri di spade, e pianti e urla e strida di una battaglia che portava con sé un oscuro destino.
“Preparatevi per la notte più lunga della vostra vita” – tuonò dall’alto del colle una voce possente; la voce del comandante, che intrepido stava sul suo cavallo scuro, giunto in quell’istante per partire con i suoi per la sua forse ultima crociata. “Vi parla un uomo che ha visto e toccato i più diversi disegni che il male abbia potuto tessere; che ha vissuto battaglie accanto alla morte, mentre ella esalava vigorosa i suoi respiri; un uomo che ha sempre combattuto per garantire la vita e la libertà al suo popolo; vi parla un uomo che è sempre sceso in campo a testa alta, col cuore pavido di fronte a nulla.
Ma quest’uomo non ha mai potuto immaginare lo scoppiare di una guerra come quella nella quale vi sto guidando. Quello che ora quest’uomo vede sono orde di terribili bestie, che dalle fiamme d’inferno muovono sulla nostra terra per strapparcela; vede migliaia e migliaia di legioni di orchi, di creature e di uomini che hanno venduto l’anima al buio più fitto; vede alleanze vacillare e compagni morire, e vede un destino che sembra voler strapparci il cuore dal petto; vede infine una notte infinita, intenta a far precipitare nell’ombra tutti i mondi ai quali abbiamo dedicato le nostre intere esistenze. Avverto, miei uomini, che sta per iniziare la notte più buia che i regni liberi abbiano mai passato. Nemmeno la luna, stanotte, veglierà sulle nostre anime. Ora noi andremo verso i campi di battaglia, a combattere la nostra guerra, perché i cuori che ci battono in petto rimangano impavidi fino alla fine, e per non dimenticare la dignità di uomini che hanno lottato per la libertà. Il cui sogno ormai è andato dimenticato!!”.
Non aveva mai parlato in quel modo il capitano Gardrhal. E vide ora, dinnanzi a sé, infrangersi quello scudo di fierezza che lo aveva sempre accompagnato, e si accorse solo poi, quando le legioni partirono, che aveva spento ogni speranza negli animi dei suoi soldati. Proprio lui, che era abituato ad accendere immensi bracieri nei suoi, si trova ora a riflettere, con le sue stesse parole, l’animo di un uomo vecchio che vede la sua vita spegnersi e che vede tramontare, tra le ombre della notte più buia, tutto ciò per cui aveva speso quella vita. Tramontava, nella sua anima, il sogno di libertà, e le sue parole non poterono non rispecchiare altro. E ora, tra il tuonare inesorabile di una battaglia sempre più vicina, le legioni del comandante Gardrhal avanzavano a passo cupo, smorzate ed afflitte da parole facenti precipitare un sogno che pian piano, mentre il fragore si faceva sempre più vivo, si estingueva, e si disperdeva nelle trame di un tramonto perpetuo.
Cavalieri nella notte, stroncati da un sogno ormai appassito, galoppavano quasi senza vita verso un oceano di dolore. Senza più una meta da raggiungere, senza più un’alba in cui sperare, senza più vita alla quale sognare.
E quando nubi vermiglie si ersero davanti a loro, padrone di una terra sconfinata, bagnata dai fuochi della guerra, i loro occhi si smarrirono nel nulla in cui videro piombare il mondo.
Rimasero attoniti, in cima ad un grande colle, mentre il male si prendeva sempre più vite, volgendole alla morte, che sbocciava ovunque tra le schiere alleate.
Non era l’unica battaglia quella, ma era la più importante, era la battaglia decisiva; e le orde di nemici si perdevano nell’oscurità di una distesa che abbracciava il nero cielo all’orizzonte. Ma i loro focolai bruciavano, e sembravano infiniti. L’occhio si perdeva mentre i popoli liberi cedevano la loro vita ai signori della fine.
Il capitano pianse. Non aveva più la forza di pregare. Dall’alto del suo cavallo lui ora si ergeva, curvo; e i suoi uomini si accorsero di non vedere altro che un povero vecchio, con la barba e i lunghi capelli bianchi mossi da un vento arso di sangue e di disperazione.
Sguainò la spada, il comandante, la sollevò con braccio tremante, e con la punta rivolta verso il basso. Il suo stato d’animo gli impediva di alzarla al cielo. Rimase allora attonito, afflitto, a rimirare con dolore la visione di un male che stava trionfando.
Con l’elsa tremante a mezz’aria stava il comandante, quando, all’improvviso, i suoi occhi, persi in un’infinita distruzione, scorsero lontano, su una grossa rupe, i vessilli splendenti dei regni di Avalond.
Avevano vinto la loro battaglia, e giungevano ora in soccorso ai reami liberi del Nord. Venivano da lontano, troppo lontano. Ma ora nei campi del vespro eterno un’altra forza si era schierata, per portare alto il vessillo della speranza.
In quell’istante la spada di Gardrhal prese vigore, e rivolse la sommità verso il cielo, come a spaccare le nubi e la notte.
Rampante si destò il bruno cavallo, e gli occhi del comandante brillavano ora di una nuova luce, che prima sembrava smarrita nel profondo buio.
Forse era solo una scintilla di una nuova speranza, ma gli araldi alzarono le bandiere e i corni tuonarono al pari degli agghiaccianti boati di morte. Il fiero ed eroico comandante Gardrhal si levava ora, impavido, davanti ai suoi uomini.
Quegli sguardi persi trovarono una luce alla quale attingere, una luce proveniente dagli stessi occhi che li avevano spenti. Un brivido d’incanto sfiorò allora gli animi dei cavalieri. Forse solo per un istante. Forse era solo pura illusione. Forse alla fine avrebbero trionfato i signori dell’oscurità imperturbabile.
Ma in quel momento i cuori si riaccesero, e, davanti a una distesa irta di ombra, il comandante puntò la lucente lama verso il nemico.
“La notte è cominciata, miei uomini, preparatevi a sognare!!!”


Tratto dall’Ultima Grande Guerra dei regni di Gandhar



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