Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
Era una
fresca notte d’inizio estate.
Una leggera brezza spirava dal mare verso gli altipiani di quelle terre quasi
abbandonate. . .
E si poteva sentire il fruscio degli arbusti morti...
Lungo la spiaggia si alzava ogni tanto qualche vortice di sabbia; l’oscurità
rendeva tutto ancora più bello e magico...
...Quel vento aveva spezzato le nuvole, ormai lontane, e portato via con
sè quell’odore di pioggia estiva.
Piccoli granchi si muovevano scaltri e veloci sotto la tenue luce lunare.
Amavo passeggiare sul bagnasciuga delle spiagge argentate della costa ovest del
paese... E di notte la sabbia
s’illuminava e sembrava risplendere. In
quel luogo non c'era più nessuno da parecchi anni ormai.
Nulla era cambiato. E forse
era per questo che passavo proprio di li quel giorno. . .
Un vento di emozioni e di ricordi mi ci aveva portato senza che me ne
fossi accorto.
In quel luogo di passioni... Dove
per la prima volta imparai ad amare...
Negli istanti più lunghi ed emozionanti; quando uno sguardo creava complicità
ed una carezza sprigionava sentimenti unici, e preziosi. Il gioco di movimenti e
sorrisi, mentre visi raggianti di gioia si sfioravano e le labbra cantavano
poesie, semplicemente unendosi.
I nostri respiri su tutto il corpo…
Voglio apprendere da quest'arte, mia dolce fata.
E la magia scoppiava nel mio cuore, quando i suoi baci sapevano di sale e nei
miei capelli restava il suo profumo. E la sabbia; di notti passate ad amarla…
Amarla come ho amato il vento, come il vento lei mi sapeva incantare. Come il
vento lei mi sussurrava nelle orecchie… Un brivido mi risvegliava e la stavo
abbracciando. Rotolavamo sulla spiaggia.
Amavo la vita come quel cielo stellato e quel continuo fruscio di onde.
Piccoli granchi leggeri lasciavano le loro scie di zampette intorno a noi.
Spero che dio esista per poter vedere tutto questo.
Tenere gli occhi aperti non contava; i sensi svanivano di fronte a quell'anima
che avevo stretta tra le mie braccia...
Ed in quel momento me ne accorsi.
E che le stelle cadenti esaudissero i desideri di altri. Io non ne avevo.
Passavo di lì per colpa del destino, o per quel mio malinconico vizio di
amare le belle storie ed ogni volta cercare di riviverle. Sempre le stesse mie
belle storie.
Ripassavo di lì, con un po’ di nostalgia nel cuore, cercando la ragazza che
mi aveva dipinto la vita e, di colpo, m’aveva abbandonato dietro le dune con
il suo profumo ancora nella testa.
Passavo di lì perché ero ancora innamorato di quel vento che mi scompigliava i
capelli e mi
sfiorava il viso… E di quella dolce creatura del mio sogno.