Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”
Primo Classificato sez. prosa


“OCCHI”
Veronica Merlo 4a G


Alzo gli occhi verso un cielo nero liquido. L’aria ha un odore strano e particolare. Se non fosse scontato, direi che è il profumo della notte, un misto di malinconia e speranza; speranza per il domani che verrà, ormai fin troppo vicino.  I fari delle automobili illuminano per un attimo i cumuli di neve gelata ai lati della strada, pronti a catturare anche la più piccola luce.  I lampi che hanno creato svogliatamente spariscono veloci. Corrono chissà dove; a bordo riesco a intravedere passeggeri sorridenti: si affrettano verso una serata che sperano di delizie.  La mia notte invece è vicina al capolinea e gli ultimi istanti stanno scorrendo veloci tra le mie dita intirizzite.  Anche i lampioni mandano luce, ma è un bagliore cauto e costante, che si riflette negli occhi della persona che ho davanti.  Lì si colora di riflessi ambrati e conosce un calore fino a poco prima estraneo nell'aria fredda.  Le sue parole sembrano giungere da molto lontano, ma rompono in un istante il silenzio che si era creato, un misto di imbarazzo e di stupore. Sono parole leggere e dolci, che lasciano intendere promesse delicate, eppure vere e forti. Promesse che verranno mantenute. La certezza di ciò emerge in modo semplice e disarmante eppure rimane difficile da credere: è così vicino il ricordo di peluche inzuppati di lacrime calde, quando non andava in questo modo e il telefono rimaneva zitto, nonostante gli chiedessi con lo sguardo e con la voce di emettere il più semplice dei suoni. La rabbia sembra riesplodere, accompagnata dal dolore. Una fitta acuta prende la pancia, risvegliata dai ricordi, dalle immagini. Una collana, passata tra dita sorprese di trovarla così fredda e di scoprirsi incapaci di scaldarla. Mi sembra di avere ancora tra le mani quelle perle metalliche, ma è solo un'impressione fugace. Momentanea. Difficile da allontanare, è vero, ma quegli occhi e quella domanda appena sussurrata sembrano prendermi per mano e riportarmi alla realtà, al presente di notte in declino. Ma quanto è bella questa notte: giro gli occhi verso le panchine vuote, le case illuminate piene di gente e di chiacchiere famigliari, la strada e poi di nuovo verso il cielo; le stelle mi guardano, forse incuriosite, ma non mi vogliono aiutare, consigliare. La scelta spetta solo a me... e in attimo me la trovo davanti e mi chiedo come ho fatto a dubitarne anche per un solo istante... Abbasso finalmente gli occhi, finalmente certa. Pronta e decisa. E un sorriso rompe l'equilibrio di questo cielo nero.


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