Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”
Secondo Classificato sez. prosa

“IL PESCATORE”
di Alice Spreafico - 5aH


Stavo seduto di fronte al lago e meditavo. Mi prendevo quell’ora tutti i giorni, un’ora che dedicavo solo a me stesso, per pensare. Non saprei spiegare a cosa pensavo, semplicemente a quello che mi passava per la testa, non problemi familiari o lavorativi o tasse da pagare. Pensavo all’acqua che avevo dinanzi a me, pensavo alla vita, osservavo con minuziosa attenzione le persone che scorrevano come un fiume, le coppie, i bambini che giocavano, i vecchi che passeggiavano e mi sembrava di essere Dio che da un angolino del mondo contempla la sua creazione rilassandosi. Non bevevo, non mangiavo, non chiudevo gli occhi per dormire, mi muovevo il minimo indispensabile e in quel piccolo spazio di serenità ero felice, felice di essere lì.
Mi capitò, un bel giorno, che la mia ora sacra fosse turbata da una visita inaspettata. Un uomo piccolo e magro si sedette al mio fianco. Portava dei pantaloni a scacchi bianchi e rossi, le scarpe gialle e un maglione verde. I capelli neri e radi sparavano disordinatamente in ogni direzione, non era né vecchio né giovane e non aveva nulla di bizzarro che potesse connotarlo, se non l’abbigliamento ridicolo e gli occhi: uno nero, l’altro azzurro come il ghiaccio.
- Buongiorno Peter - Non avevo mai visto quell’uomo in vita mia. Mi chiamo Peter.
Mi voltai lentamente verso di lui. Che volto strano. Né vecchio, né giovane. Due occhi sconvolgenti.
- Buongiorno - risposi.
- L’aria è fresca Peter, è un gran giorno questo. - L’aria era fresca. Quel giorno mi sarei sposato.
- E’ così - Non avevo paura, non ero nemmeno a disagio di fronte a quell’uomo. Forse ero pronto ad aspettarmi di tutto in quell’ora solitaria che mi prendevo quotidianamente, staccando il mondo da me, completamente.
- Vedi quell’uomo Peter? - Lo vedevo. - Questa sera morirà. Domani non lo rivedrai e sarai l’unico ad accorgertene perché non ha nessuno al mondo e tu solo lo osservi tutti i giorni chiedendoti il perché della sua esistenza. - Quell’uomo era un pescatore e tutti i giorni lo osservavo almeno una volta, chiedendomi il perché della sua esistenza.
- E’ l’uomo più paziente del mondo. - Cercai di rispondere, confuso.
- Lo è, Peter, come tu sei l’uomo più attento. -
- Questo non lo so. - Volevo stare solo.
- Immagina di essere l’ultimo uomo rimasto al mondo, Peter. Cosa faresti?-
- Avrei più tempo per osservare. -
- Ma non avresti nessuno da osservare, Peter. -
-Allora sarei l’uomo più annoiato del mondo. - risposi seccato.
- E’ cosi Peter. -
- Vorrei stare solo ora. -
- Mi dispiace Peter, non è possibile. Sarò qui con te tutti i giorni Peter. Alla stessa ora, sulla stessa panchina, sempre, per sempre. -
Lo stomaco mi si contrasse. Tutti i giorni, alla stessa ora, sulla medesima panchina io ero lì. E ora tutti i giorni, alla stessa ora, sulla medesima panchina lui sarebbe stato lì, interrompendo il mio quieto scorrere del tempo. Ma perché? Non potei rivolgergli questa domanda, semplicemente capii che era troppo banale e non avrebbe risposto mai. In quel momento ebbi paura, per la prima e ultima volta nella mia lunga vita.
- Purché lei taccia e si comporti come se io non esistessi. - stavo implorando in silenzio un compromesso.
- E’ proprio questo che non è possibile, caro Peter - mi rispose con tutta la calma e la pazienza del mondo. - Tu non devi più avere la serenità di entrare nell’anima delle persone e del mondo che ti circonda. Non avrai più pace d’ora in avanti, me ne rammarico con tutto me stesso, Peter. - Non se ne rammaricava. Il tono dolce e gentile della voce non riusciva a nascondere la sua malvagità.
- Devo andare. Il mio tempo è finito, devo tornare alla realtà. - Risposi con tutta la rassegnata pazienza di cui ero capace. Credo che capiti ad ognuno di noi questo istante. L’istante in cui capisci che non sarà più come prima e che fino a quel momento è stato tutto troppo bello. La fine.
- D’accordo Peter, a domani. -
Stavo per andarmene quando una macchina sbandò improvvisamente travolgendo il pescatore e il suo secchiello di pesci. Erano le sette di sera e il mondo non sarebbe più stato come prima.
Il diavolo mi sorrise. I suoi occhi brillavano come due stelle nel cielo.

 

 

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