Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
Adelaide aspettava la vecchiaia.
Quel pensiero le era venuto la prima volta a cinque anni, osservando gli adulti intorno a lei affannarsi mentre i vecchi stavano seduti a lamentarsi. Non facevano altro quei vecchi, si lamentavano.
Non si può certo dire che Adelaide avesse avuto un'infanzia felice, ma questa è un'altra storia. Quello che sappiamo è che Adelaide un giorno si sedette e iniziò ad attendere.
Io la conobbi quindicenne, una casa da mandare avanti, un fratello piccolo da gestire e la solita infinità di faccende. Però Adelaide era tranquilla, aveva sempre un sorriso per tutti. E non è mica un modo di dire! Adelaide rideva sempre e forse era solo un tic nervoso, però era piacevole. Questo vezzo aveva ispirato molto i compaesani, che, poco delicatamente, la chiamavano la Beata Adelaide, proprio lei che di beata non aveva nulla.
Veniva ogni giorno nel mio negozio, dove comprava due panini stantii, ma non per risparmiare, glieli avrei anche regalati, perché, quasi pregustando quel tempo, diceva: "Un giorno non avrò più i denti per masticare il pane duro!".
Adelaide nonostante i suoi casini cresceva bene.
A diciassette anni era tutta deliziose curvette e sorrisoni, parecchi nel paese pensavano che sarebbe stata una gran moglie. Coscienziosa, morigerata, sempre contenta, buona come solo la Beata Adelaide poteva essere. Però sembrava sempre troppo attiva, correva. Sempre.
"Un giorno non potrò nemmeno camminare senza un bastone!"
Poi venne un giorno si seppe che il fratello della Beata Adelaide era partito di notte in tutta fretta, e nessuno, ma proprio nessuno ne sapeva il perché. O almeno, nessuno di noi, che la Beata Adelaide certo ne era al corrente ma di dircelo nemmeno se lo sognava. Si iniziò a vederla sempre meno in paese, veniva solo a comprare il pane e qualche altra spesuccia, poi tornava dritta dritta a casa, senza chiacchierare con nessuno.
"Un giorno avrò tutto il tempo di parlare, ora ho da fare!"
Mi ricordo che era agosto, e c'era un caldo bestia, la Beata Adelaide era venuta a comprare il pane. La crocchia sfatta, le guance imperIate di sudore. Uscita dal mio negozio la vidi fare una cosa che non aveva mai fatto. Si sedette sulla panchina che sta proprio davanti al mio negozio. Una gran bella panchina con un solo difetto. Era proprio al sole. Non c'era mezzo albero intorno. Non c'era nemmeno un cespuglio. Era semplicemente una panchina sulla strada; dava l'opportunità di scrutare i passanti e riposarsi nei giorni non troppo caldi, ma in pieno agosto o quando pioveva, era davvero una panchina di merda.
Eppure se ne stava seduta lì, tutta tranquilla, come se gradisse molto avere il fondo schiena rovente, come appena uscito dal forno. Ferma, con quel suo solito sorriso bonario, guardava la strada, come inanime.
E da quella volta, ogni giorno si andava a sedere lì, per un'ora, per due. A volte per l'intero pomeriggio.
Aspettava il ritorno del fratello, dicevano alcuni, è diventata matta sostenevano altri, altri ancora che aspettava un marito per far la vita da signora, oppure semplicemente che Dio la chiamasse... Beata com'era! I paesi son fatti così, ognuno deve avere una sua teoria.
Il fatto era diventato talmente curioso che nei bar gli uomini dicevano che la Beata Adelaide era una donna da marciapiede molto pigra, molti ragazzotti perdevano i pomeriggi a guardarla senza aver il coraggio di avvicinarsi, le comari facevano scommesse sulle ragioni di quel comportamento insolito, così che si arrivò a dire che l'insolita Adelaide aveva portato la corruzione nel paese. I paesani sono fatti così, danno sempre la colpa agli altri.
La panchina era diventata la panchina dell'Adelaide e nessuno più ci si sedeva, quasi fosse diventata una panchina sacra e per questo inviolabile.
A me la Beata era sempre stata simpatica, era una ragazzina così carina e sentir le voci di paese proprio nella mia bottega mi faceva diventar nervoso. Tutti davanti alla mia vetrina o dentro il mio negozio a parlottare, e mai che comprassero una mezza pagnotta.
Così un giorno le andai a domandare direttamente la ragione del suo comportamento.
"Oh, sono stanca e aspetto."
"E che aspetti Adelaide?"
"Aspetto la vecchiaia. Sono stanca e ho sognato che verrà proprio dal fondo di questa via. Perciò aspetto".
Ed era strano sì che aspettasse la vecchiaia una ragazza ventenne! Chi diceva che era diventata matta vinse i soldi puntati e la storia di Adelaide divenne un capitolo chiuso. Nessuno ci faceva più caso. Ormai faceva parte della strada come la chiesa e i gatti randagi.
Passavano i mesi e la bella Adelaide stava sempre seduta ad aspettare, quasi non tornava più a casa. Con la pioggia o col sole, col vento, di notte, di giorno...
E quando fu Primavera notai che sembrava fiorire, ma quasi per davvero. Un giorno passando lì davanti c'erano dei petali sotto la panchina.
E per tutta l'estate fili d'erba e api e farfalle e in autunno foglie rosse e gialle.
Alla Adelaide qualcuno aveva detto che dava fastidio lì, seduta sulla panchina, che sembrava matta, e lei, buona com'era, si era alzata in piedi sorridente.
Continuava ad aspettare, in piedi di fianco alla sua panchina, la vecchiaia che però non arrivava.
Una mattina la scoprimmo albero, un giovane albero con bellissime foglie, e di una specie sconosciuta con i fiori rosa e i rami protesi verso il fondo della via dalla quale la vecchiaia non sarebbe più arrivata.
E la panchina della Adelaide divenne la panchina più ambita del paese. Ci si innamoravano i fidanzati, ci giocavano i bambini e le loro mamme quando li attendevano, ci scherzavano gli anziani ed un cieco riuscì perfino a leggerci un giornale, una panchina con un'ombra come quella, non s'era vista mai.