Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”

“MAI DIRE PANCHINA”
di Beatrice Castellani - 2a F

È un vocabolo taboo. Tutti lo pensano, nessuno lo dice. I panchina-dipendenti aumentano a dismisura. Il presidente della repubblica: -non è vero- sostiene -io la panchina non so nemmeno cosa sia- Eppure le foto parlano chiaro: la stava guardando anche lui. Dilaga il panico: -i ragazzi diventano scemi- dichiara il ministro dell'istruzione -bisogna eliminare esempi del genere- I giovani sembrano gli unici ad ammetterlo: -a noi la panchina piace- dice l'87% degli adolescenti intervistati. -io non ho mai seguito la panchina- dice Eleonora, -ma qualche giorno fa mi sono ritrovata a guardarla anche io. Libera la mente,- ammette -non c'è bisogno di seguire- Così tra ragazze maggiorate, ballerini, comici ed apprendisti cantanti, ormai la panchina approda in ogni casa. -bisogna considerare- riflette il sociologo che il livello culturale del cittadino medio continua ad aumentare, e con esso una consapevolezza di sé e del mondo sempre maggiore. I pensieri del lavoratore- continua -non sono più concentrati esclusivamente sulla sopravvivenza della famiglia, ma spaziano ad una serie di problemi, dovuti ad una maggiore coscienza civica, che aumentano enormemente lo stress da sopportare- In questo modo secondo l'esperto, paradossalmente all'aumentare del bagaglio culturale personale, aumenta la necessità di uno sfogo che, a contrario, deve essere sempre più superficiale e disimpegnante per la mente. Non prendetevela dunque, la prossima volta che vostro figlio starà sbavando davanti al silicone di Cristina anziché studiare: è stressato. Così come, cari uomini, le vostre mogli sono stanche quando sul divano vanno in "fissa" sui capelli di Morgan chiedendosi come cavolo stiano su. Più facciamo carriera e più abbiamo da fare, più i nostri pensieri nel limitato tempo libero a disposizione si fanno demenziali. Forse allora c'è un po' di ipocrisia nelle continue critiche alla panchina ed al suo poco spessore, se in fin dei conti dopo cena "Ale e Franz" fanno ridere anche noi. 

 

 

 

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