Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
Mattina.
Freddo.
Pioggia.
Un ragazzo scende in strada.
Macchia rossa. Si ferma.
Macchia verde. Cammina.
Tutto intorno a lui corre.
Lui non ha fretta.
Il suo è un viaggio all’inferno.
L’ennesimo.
Una via lunga. Tante macchie come lui.
Sempre di più e sempre più lente.
Peccatori afflitti che devono scontare la pena che li accomuna.
Maledicono il giorno in cui hanno deciso di sfidare le colonne d’Ercole.
Un vento turbinoso. Pioggia di fango.
L’ora si avvicina. Il ragazzo, rassegnato, sospira.
Paolo e Francesca lo compatiscono.
Ciacco ride di lui. Farinata non lo degna di uno sguardo.
Ormai il dannato ha le visioni.
Piange. Le lacrime si gelano sui suoi occhi.
In lontananza una macchia arancione.
Si avvicina. I colori si distinguono.
Rosso e giallo.
Il terrore. Nuove torture lo attendono.
Un cancello. La porta dell’inferno.
«Lasciate ogne speranza voi ch’intrate».
Ora tutto è verde. Uno strazio.
Atrio. Tante macchie che sospirano.
Profumo di brioches e leccornie.
Ora fuori il sole splende.
L’ennesima tentazione alla fuga.
«Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie;
batte col remo qualunque s’adagia».
È Valentino che chiude i cancelli.
Campanella. L’ascesa ai gironi.
Banchi ogni giorno sempre più freddi e distaccati.
Anche loro si beffano di lui.
Niente per salvarlo dal martirio.
Le Malebranche entrano con il registro.
Uno sguardo. Lo sventurato ricorda l’interrogazione:
un nuovo Ciampòlo di Navarra, arruncigliato nella pece bollente.
Ormai è delirio.
Campanella. Benvenuti all’inferno.