Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
Care lettrici e lettori del nostro editoriale,
questa settimana abbiamo deciso di pubblicare in versione integrale, invece del nostro solito articolo, una lettera che è giunta alla nostra redazione qualche giorno fa. Come ben sapete, noi lasciamo spazio alle opinioni di tutti e per questo abbiamo sempre pubblicato tutte le richieste che voi con passione ci inviate tutti i giorni, magari un po’ ridimensionate per una mera questione di spazio. Abbiamo però optato per la pubblicazione integrale di questo scritto e ci scusiamo in anticipo con tutti voi se dedicheremo più spazio del solito a questa lettera. Non è una preferenza, ma l’esigenza di porre integralmente un problema. Non abbiamo modificato nulla, anche gli evidenti falsi storici ed errori linguistici. Non risponderemo a questa lettera, come siamo soliti fare, per due ragioni: la prima è che lo spazio del nostro giornale ed il tempo dei nostri lettori sono preziosi per poter rispondere in questo editoriale; la seconda è più concreta, poiché nella busta in cui ci è giunta tale lettera non vi era né nome né indirizzo del mittente.
Vogliamo ringraziare, sperando che possa leggere, il nostro amico che ha deciso con coraggio di prendere carta e penna e porci un problema realmente serio nella nostra società.
Grazie come sempre a tutti voi per la vostra fedeltà e passione!
MR
Uomini che credete di essere civili,
scrivo sdegnato questa mia presente a nome di tutta la comunità di cui faccio parte con fierezza. Sono una macchia, anzi sono, per tagliare corto, l’equivalente del Presidente della Repubblica. Voi barbari che credete di essere i padroni di tutto il mondo solo perché avete un cervello che tanto non riuscite ad usare, avendo perso il libretto di istruzioni tanto tempo fa, non riuscite a seguire frasi troppo lunghe di spiegazione, quindi arrivo subito al punto: noi macchie siamo indignate e vogliamo farvi capire con un dialogo il più civile possibile che anche noi abbiamo una dignità. Se non lo capite con le buone, saremo costretti ad attaccarvi guerra e vi assicuro che, pur essendo piccole, abbiamo mezzi capaci di mettervi “knock out”.
Da un’infinità di anni voi avete voluto intraprendere una crociata contro noi macchie che vivevamo pacifiche laddove fosse possibile e che non vi davamo alcun fastidio. Ebbene non paghi di aver brevettato e diffuso quella “grande invenzione” che chiamate sapone, vi siete spinti ancora più in là, sistemando nelle vostre case elettrodomestici che chiamate “lavatrici” o lavabiancheria”, come volete chiamare quell’aggeggio malefico, “lavastoviglie”, lucidatrici” e tutto ciò che vi servisse per eliminare la nostra comunità con la minor fatica possibile. Poi vi lamentate che le bollette per l’elettricità crescono, se almeno intraprendeste una battaglia civile ad armi pari, cercando di sconfiggerci con “olio di gomito”, se proprio non ci sopportate, invece che facendovi aiutare in maniera sleale da macchine. Nelle vostre pubblicità ci dipingete come il nemico da sconfiggere, addirittura cercando di eliminarci a cento alla volta, “anche a freddo”. Ma voi tutti vi siete mai fermati a riflettere, sempre che ne siate capaci, che i vostri sono dei veri e propri soprusi contro di noi? Per voi noi macchie non abbiamo un’anima?
Ebbene eccomi qui, pronto a farvi ragionare. Iniziamo dal primo dato, quello che più spesso vi sfugge: il nome con cui ci chiamate. In italiano il nostro nome è “macchia”, un po’ troppo breve e secco come nome, ma almeno passabile. Gli inglesi ci chiamano “spot”, che vi richiama subito alle pubblicità, soprattutto di smacchiatori. Non parliamo dei francesi, che ci hanno affibbiato l’appellativo di “tache”, che suona molto come “taci!” o per dirla alla francese “tais-toi!”. Gli spagnoli, più degni di rispetto, avendoci nominato “mancha”, che non può che ricordare il mitico “Don Chisciotte” di Cervantes, almeno ci hanno dato una dignità letteraria.
Non parliamo poi di tutti i modi di dire che avete. “Macchiarsi di un delitto”, credete forse che siamo criminali, perché vi sporchiamo i vostri preziosi indumenti o i vostri bei pavimenti? E come conseguenza “darsi alla macchia”, non solo siamo dei criminali, ma siamo anche degli evasi e dei ricercati? Grande considerazione che avete di noi, veramente. Gli inglesi poi con il loro “the leopard never changes his spots”, un po’ come “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”; ma credete che siamo viziosi? E comunque, prendete spunto dal leopardo, che non si vergogna delle sue macchie, ma ne va fiero.
Le macchie poi vi vanno bene se sono macchie “di luce”, o “spotlights”, i riflettori per gli anglofoni, oppure se il caffè è “macchiato” vi deliziate. Se poi sono le macchie di quei bei cagnolini che chiamate dalmata, come quelli de “La carica dei 101”, allora sono adorabili. Ricordo perfettamente che qualche annetto fa era diffuso anche un libro per bambini, “Ecco Spotty”, ed anche lì tutto a posto. Insomma quando vi facciamo comodo, siamo splendide, tenere e tutto il resto, quando invece non vi siamo utili, allora siamo dei nemici da combattere con tutte le vostre forze. Poi, se volete insultare qualcuno, dite che è una “macchietta”. Vi piacerebbe se noi, per prendere in giro qualcuno, dicessimo che è un “bambino”?
Per noi avete una vera e propria fobia, che vi porta anche a cambiare i nomi di personaggi che posssono alludere a noi. Il caso più lampante è quello di Niccolò Macchiavelli, o per dirla come volete voi, Niccolò Machiavelli. In tutta fretta correggete coloro che dicono o scrivono il nome di questo sublime letterato con due “c”, come sarebbe la scrittura corretta, commettendo quindi anche un falso storico. Proprio così, perché se ne scomponete il nome, notate come sia “Macchia-velli”. Il significato di “macchia”, pur se spesso frainteso, è noto a tutti voi, ma forse vi sfugge come “velli” sia l’infinito passivo del verbo “volo”, che significa “volere”. Non sarebbe quindi accettabile accostare il verbo “volere” al termine “macchia” e, dato che “Maccchianolli” non vi suonava bene, allora avete optato per un più innocuo “Machiavelli”. Oppure avete deciso di cambiare radicalmente il nome di questo intellettuale, mascherando dietro un errore ortografico (spero voluto, altrimenti la vostra ignoranza sarebbe smisurata), una posizione di estremismo e fanatismo. Dato che noi macchie siamo acculturate, sappiamo perfettamente che “velli” è anche l’infinito passivo del verbo “vello” (non voglio scrivere l’intero paradigma, perché tanto non sapete neppure cosa sia un paradigma), che significa “strappare”. Questo avrebbe implicato come minimo una dichiarazione di guerra da parte nostra. Ma i nostri saggi stagisti hanno optato per una politica di tolleranza nei vostri confronti, soprassedendo su tale affronto. La situazione sta diventando ora realmente intollerabile perché siete diventati ormai “macchio-fobici”. Quante volte le vostre mogli o fidanzate vi urlano dietro quando osate sporcare una bella tovaglia o una camicia appena stirata? E voi, donne, quante ore passate imbambolate davanti alla televisione a vedere l’ultima trovata per rendere la vostra casa asettica, quanto vi affaticate a cercare di togliere macchie, anche a costo di usare la fiamma ossidrica e poi appena avete finito ci sono quei criminali dei vostri figli e mariti che vi rovinano il lavoro di giornate intere?
Meditate, gente, meditate... Per ora vi arriveranno lettere per cercare di ristabilire una convivenza pacifica, ma se supererete il nostro limite di sopportazione non guarderemo in faccia a nessuno. Convivere con noi conviene anche alla vostra salute e tranquillità, vi affannereste di meno.
So che metà di voi hanno abbandonato la lettura alla decima riga, un quarto si sarà addormentato prima di iniziare la lettura e quel quarto che è arrivato fino alla fine ha compreso a sprazzi qualche frase. Vi rinnovo l’invito a cessare le ostilità a senso unico, altrimenti inizieremo un’azione militare.
Con i migliori auspici, nonostante tutto
Leader Supremo delle Macchie