Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
La macchia era lì, sulla gamba destra, poco sopra il ginocchio, leggermente spostata a destra. Se ne era accorto da poco, ed era sicuro che fino al giorno prima non ci fosse, ma aveva la netta sensazione di averla avuta da sempre. E poi c’era quel pensiero che lo tormentava da diversi giorni, legato al ricordo di tanti anni prima quando, con altri coetanei, tutti ragazzotti intorno ai quindici anni, aveva passato il pomeriggio di una domenica al Luna Park, venuto in paese per la festa patronale. “Ehi ragazzi, andiamo a farci leggere la mano dalla chiromante!” -aveva proposto un amico-, e subito tutti, col tipico entusiasmo degli adolescenti, si erano messi a correre verso il baracchino della “maga”. Lui, in realtà, non era per niente tentato dall’idea, ma la comitiva ebbe il sopravvento e, quando fu il suo turno di farsi leggere la mano la chiromante gli rivelò alcuni aspetti del suo carattere rimasti fino ad allora nascosti, ma tanto reali da renderglieli chiari e palpabili, quasi avesse potuto toccarli con le mani. “Avrai tre esperienze sentimentali molto importanti -gli aveva predetto la donna- ma nessuna si concretizzerà nel matrimonio, e verso i trentanove anni un evento drammatico ti coinvolgerà”. La chiromante non aveva potuto essere più precisa (o non aveva voluto?!), e, dopo aver passato qualche giorno in preda alla paura più nera, lui ritornò alle normali abitudini arrivando perfino a dimenticarsi dell’episodio. Ma ora quella macchia glielo aveva prepotentemente riportato alla memoria, tanto più che la predizione si era effettivamente avverata, e al 39° compleanno non mancava molto. La cosa più banale che gli venne in mente fu di strofinarla con una spugna imbevuta di sapone neutro, ma per quanti sforzi facesse la macchia non diminuiva di un niente, e anzi pareva aumentare le proprie dimensioni. “Devo avere della trielina in casa -pensò-. Forse è un rimedio un po’ drastico, ma a mali estremi... estremi rimedi!” Come strofinò il batuffolo con la trielina, gli parve che la macchia si ritirasse, e ciò gli diede un senso di euforia. “Insisti, che sei sulla buona strada!” A mano a mano che procedeva col lavoro, però, una strana debolezza lo assalì, come se qualcuno, attaccato a lui come una cannuccia, gli succhiasse ogni energia. Non ci fece caso più di tanto, preso com’era dalla frenesia di quel lavoro, ma era innegabile che più la macchia si ritraeva, più le forze venivano a mancargli, anche se ormai sulla sua pelle cominciava a intravedere una scritta, dapprima indistinta, poi sempre più chiara. - 28 febbraio 2010 - lesse alla fine, la stessa data impressa sul calendario appeso alla parete. Le forze, a quel punto, lo abbandonarono del tutto...