Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza
Ne ho viste tante,
troppe forse,
ma dopotutto
ognuno ha il suo destino:
il mio è quello di
correre
correre sempre
correre sempre e non fermarmi mai.
Sono la leggera brezza estiva,
sono il gelido soffio d’inverno.
Voi uomini mi chiamate Vento.
Nel mio perpetuo vagare
Ho visto cosa voi avete fatto:
ho assistito
a ogni vostro successo,
a ogni vostra pazzia,
a ogni vostra crudeltà.
Vi ho visti, là,
in America,
io c’ero.
Ho visto quelli con la pelle rossa
con archi e frecce
lottare disperatamente per la loro libertà
contro quelli dalla pelle bianca
con armi da fuoco, codardi.
Vi ho visti,
ad Auschwitz,
io c’ero, sì, ero anche là.
Ho visto milioni di ebrei
uccisi,
uccisi per la follia di un uomo.
Ho visto uomini
che non potevano sedersi su un autobus
a causa del colore della loro pelle,
nera come il carbone.
In quei momenti sembrava vi foste dimenticati che,
dopotutto,
siete tutti uomini.
Uomini con sentimenti,
uomini con desideri e sogni,
uomini diversi eppure uguali.
Ho visto bambini,
con gli occhi scavati,
grandi e lucidi,
troppo lucidi,
con le ossa sporgenti,
morire di fame
in luoghi dimenticati da tutti.
Muoiono, si, ma
con sulle labbra dipinto un sorriso.
Sorridono sempre, quei bambini,
anche se non hanno niente.
Il vostro mondo, uomini,
ha un disperato bisogno di questo,
di più sorrisi.
E di più amore.
Ho visto troppo odio,
troppo rancore,
troppi egoismi.
Ho visto tanto,
troppo forse
e spesso sono stanco.
Stanco di vagare in questo mondo grigio,
così sofferente,
così infelice.
Poi, però, mi guardo meglio intorno.
Guardo, e vedo
amore, nascosto,
ma che c’è,
tanto bene,
tante persone speciali e straordinarie,
persone che davvero si battono,
per un mondo migliore.
E allora, sorrido.
Sorrido, do una lieve carezza a queste persone
E poi, corro via.
corro sempre via, io.
Viaggiando, viaggiando
Senza arrivare mai.