Liceo Scientifico “Paolo Frisi” - Monza

Premio Letterario “Federico Ghibaudo”


“CORRERE”
di Riccardo Calarco – Collegio Bianconi


Un famoso olimpionico che ha segnato la storia dell’atletica nel mondo ha dichiarato: “La vita é un rincorrere il tempo.”
Questo atleta era Carl Lewis conosciuto come il figlio del vento, riuscì a vincere ben dieci medaglie olimpiche delle quali nove ori e un argento.

Questo suo soprannome era nato da un dubbio giornalistico:
molti credevano che questo atleta avesse delle origini “divine”, era per tutti una specie di semidio, un Enea del passato che ha lottato per arrivare ad un traguardo ed é riuscito a superarlo.
Così come Enea é considerato da Virgilio un eroe infallibile, così potremmo noi oggi definire questo atleta come uno sportivo modello.
Prima non conoscevo bene il mondo dell’atletica, fortunatamente però ho incontrato degli amici che lo praticano e in qualche modo mi sono interessato a questo strano sport, che in realtà é la base di tutte le attività fisiche, noi la chiamiamo brutalmente corsa: questa parola per molte persone ha un valore vitale, esistono persone che solo grazie alla corsa riescono a sopravvivere giorno dopo giorno. In Africa lo sport nazionale é la corsa a differenza dell’Italia che ha come sport ufficiale il calcio.
La mia avventura nel mondo della corsa é stata non molto tempo fa... giocavo a calcio ed ero il più veloce e allo stesso tempo il più resistente della squadra, mi piaceva correre, ma non avevo mai pensato ad un futuro dedicato alla sola corsa.
La mia passione era il calcio e la mia squadra non era fortissima, ma eravamo uniti abbastanza da divertirci.
Un giorno però accadde l’inaspettato il nostro Professore di Educazione Fisica ci chiese chi volesse partecipare ad una competizione tra le scuole della provincia e ovviamente io accettai, iscrivendomi ai mille metri.
Non avevo mai corso una gara e quel fatidico giorno arrivò tremendamente veloce, ero emozionato e sfortunatamente accompagnato dall’allergia.
Non sapevo cosa avrei dovuto fare, in realtà l’idea per me era tanto semplice dovevo correre, ma quanto?
Arrivai decimo con un tempo niente male, avevo eseguito ben quattro giri su cinque in testa con cento metri di vantaggio sul secondo, ma alla fine l’acido lattico aveva bussato alle porte delle mie gambe e mi avevano superato in molti.
Ricominciai gli allenamenti di calcio, come era il mio solito, ma questa volta mi sentivo diverso, mi sentivo incompleto, avevo corso e non avevo dimenticato tutta quella adrenalina; l’emozione di una gara; la frenesia nel finire quei metri era stato qualcosa di veramente strano ed eccezionale e mi faceva sentire libero e sano allo stesso tempo.
Queste emozioni non le avevo mai provate con il calcio!
Così decisi di cambiare sport, o meglio di cambiare esperienze e quindi la mia vita, iniziando a correre per la Forti e Liberi.
Gli allenamenti erano molto faticosi e continui, ma fortunatamente trovai un gruppo di ragazzi, anche se più grandi di me, davvero favoloso.
Quello che mi colpì di più fu il carattere del mio allenatore, non sapevo come sarebbe stata la mia carriera di atleta, ma sapevo che di certo con lui mi sarei divertito lo stesso qualunque fosse stato il mio risultato.
La maggior parte delle persone pensano che correre sia veramente semplice, ma sbagliano perché in realtà pur facendo calcio, io non avevo mai corso veramente.
Iniziai dalla base cercai di tenere un’andatura corretta, cosa che mi era difficile dato che non avevo mai provato e infine organizzai meglio il piano di studio per allenarmi il più possibile.
Forse non ero pronto, ma arrivò anche il momento della mia prima gara ufficiale i 400 metri... mi ero allenato abbastanza e riuscii a fare un discreto tempo, ma ero comunque soddisfatto.
Poi arrivò anche il giorno della prima gara Nazionale.
Era passato ormai quasi un anno, iniziavo ad avere una certa esperienza, mi ero abituato a certe gare, anche se in realtà l’adrenalina non mancava mai, ma quella era pur sempre una gara di livello nazionale.
Eravamo arrivati quarti in regione pur facendo il minimo nazionale nella 4x400 ed eravamo approdati a Rieti, io il meno velocista di tutti partivo come primo ed ero agitatissimo: avevo previsto ogni situazione, una possibile squalifica causata dalla caduta del testimone, un ultimo posto o anche il primato italiano, Perché non sognare?
Corsi, non arrivai stanco e rimasi deluso.
Deluso perché i premiati erano i primi otto e noi per pochissimi centesimi eravamo decimi.
Ero amareggiato ed arrabbiato, avrei voluto rifarla, mi ero preparato a mente tutto nei minimi dettagli, avevo studiato i tempi degli avversari e avevo previsto un nostro e un loro miglioramento, ma avevo sbagliato perché in quella gara non avevo dato il massimo.
Forse la colpa é stata dell’emozione, sentire lo Speaker pronunciare il mio nome non succede molto spesso nella vita, non succede a molti e a me non era mai successo.
Con il tempo ho imparato ad apprezzare qualsiasi risultato positivo o negativo, ma ogni volta che ripenso a quella gara, mi sento un chiodo fisso nella mente che spinto da un martello batte forte e mi ricorda di aver perso il treno che la vita mi aveva offerto.
Fortunatamente sono una persona ottimista e non mi arrendo facilmente, quindi ora mi sto ancora allenando e spero un giorno di poter partecipare ad una competizione nazionale individuale.
Con il passare del tempo e con il vivere nuove esperienze la mia idea sulla vita è molto cambiata, perché alla fine questa é come una gara di 800 metri, né troppo lunga, né troppo corta, ma assai faticosa.
Sudore, fatica e determinazione sono le qualità principali di un atleta: non importa il colore della sua pelle, non esistono razze più forti, esistono solo persone con forza di volontà maggiore.
Perché alla fine la corsa é anche utilizzare il cervello, considerare lo sforzo che si sta facendo, rallentare e se proprio necessario anche fermarsi, ma mai per sempre.
Nessuno si ferma, qualcuno può prendere una “pausa”, ma non potrà mai arrendersi, perché se ti arrendi ad una corsa, ti arrendi anche nella vita e dunque non vivi o vivi male.
Concediti il tempo d’ascoltare il tuo respiro, in modo tale da ricordarsi di essere vivo, perché alla fine la fatica diventerà un sorriso e il sorriso gioia, gioia di correre, di condividere, di essere insieme e di vivere.
Forse la corsa é davvero l’acqua dell’eterna giovinezza, quella cosa che ci rende più immortali e ci fa sentire meglio. Allora corriamo!


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